FAMIGLIA ROMAGNOLI
LI SALVISTRE (QUILL D’NA VOTE) E QUILL PRIME DI ISS…
FEDERICO ROMAGNOLI
Versione n. 1
02/05/2025
DEDICA
A mio padre
Vera la persona, vivo il ricordo
INDICE
FAMIGLIA ROMAGNOLI - LI SALVISTRE (QUILL D’NA VOTE) E QUILL PRIME DI ISS… - 5
CAPITOLO 1. SILVESTRO ROMAGNOLI (1842-1925) DI NICOLA E SUO FIGLIO DOMENICO (1877-1951) 6
Silvestro Romagnoli (1842-1925) di Nicola 6
Domenico Romagnoli (1877-1951) di Silvestro 7
CAPITOLO 2. SILVESTRO ROMAGNOLI (1772-1834) DI BALDASSARRE E SUO FIGLIO NICOLA (1812-1849) 11
Silvestro Romagnoli (1772-1834) di Baldassarre 11
Nicola Romagnoli (1812-1849) di Silvestro 12
CAPITOLO 3. GIOVANNI ROMAGNOLI (1705-…) DI LEONARDO E SUO FIGLIO BALDASSARRE (1744-1784) 17
Giovanni Romagnoli (1705-17..) di Leonardo 19
Baldassarre Romagnoli (1744 e più - 1784) di Giovanni 22
Gli altri maschi di famiglia 22
CAPITOLO 4. STEFANO ROMAGNOLI (1625-….) DI MATTEO E SUO FIGLIO LEONARDO (1665 -1706) 26
Stefano Romagnoli (1625-....) di Matteo 26
Leonardo Romagnoli (1665-1706) di Stefano 27
CAPITOLO 5. MATTEO ROMAGNOLI (1595 -….) E LE SUE ORIGINI 29
5.1 IL CATASTO PRE-ONCIARIO DI LANCIANO DEL 1618 29
5.2 L’ATTO NOTARILE DEL 25 MARZO 1721 30
CAPITOLO 6. STORIA DI UN CASALE - VILLA ROMAGNOLI, DALLE ORIGINI ALL’UNITÀ D’ITALIA 43
6.1 IL PERIODO PRE-MEDIEVALE (fino al 1180) 44
6.2 IL MEDIOEVO (1180-1447) 45
6.3 IL RINASCIMENTO E L’ETÀ MODERNA (1447-1807) 46
6.4 IL RISORGIMENTO E L’UNITÀ D’ITALIA (1807-1861) 52
Questo racconto, rivolto principalmente ai parenti, non ha la pretesa di descrivere la vita dei nostri antenati. La semplice raccolta di dati anagrafici (nascita, matrimonio, figli, etc.) non può infatti in alcun modo restituire la complessità di una vita, fatta di gioie, dolori, successi e insuccessi. Inoltre, i dati presentati sono spesso parziali, incompleti e certamente integrabili.
L’intero documento con tutti i suoi allegati, foto comprese, è comunque disponibile al link: https://federicoooo.github.io/antenati. L’apertura di alcuni file potrebbe impiegare diversi secondi e in alcuni casi richiede una connessione internet.
Ciò detto, il primo dubbio che ho avuto è stato: partire dall’antenato più antico per arrivare a quello più recente che ancora qualcuno ricorda, o viceversa?
Iniziare con l’antenato più antico ha lo svantaggio di cominciare con la descrizione di perfetti sconosciuti, ma ha il vantaggio di descrivere bene il contesto da cui provengono i vari discendenti. Viceversa, iniziare dall’antenato che ancora si ricorda e andare indietro negli anni, ha il vantaggio di partire dal “conosciuto”, ma lo svantaggio di non descrivere il contesto da cui deriva.
Ho scelto di mediare queste soluzioni partendo, almeno in questa prima versione, dal padre del “conosciuto”, scendere poi al figlio “conosciuto”, per poi tornare indietro negli anni seguendo questo schema padre-figlio. La lettura del documento ne chiarirà meglio il procedimento.
Scegliendo quindi andare a ritroso con l’andamento sopra descritto, inizierò escludendo sia la famiglia di mio padre, Domenico (1931-2004) di Silvestro, e dei miei zii, sia quella di mio nonno, Silvestro (1903-1980) di Domenico, poiché, almeno ad oggi diversi sono i viventi che ne hanno ancora memoria, me compreso. Comincerò quindi questo viaggio “anagrafico” nel passato, iniziando dal mio bisnonno, Domenico Romagnoli (1877-1951) e in particolare, per quanto detto sopra, da suo padre Silvestro (1842-1925) di Nicola.
Si precisa che i doppi o tripli nomi, quando è certa la loro natura, vengono indicati tra parentesi. Ad esempio, Maria (Palma Antonia) Casalanguida, ad indicare che il primo nome è Maria e che Palma Antonia rappresentavano rispettivamente secondo e terzo nome.
In giallo ho evidenziato le parti che necessitano di ulteriori verifiche, queste sono tuttavia visibili solo dopo aver scaricato il documento.
Infine, si consiglia di mettersi comodi, di leggere con calma e soprattutto un po’ per volta, anche come segno di rispetto verso i diversi parenti qui ricordati. Del resto, tranne gli ultimi tre capitoli (più discorsivi), si ricorda che in questa ricostruzione sono presenti soprattutto dati anagrafici (nascite, matrimoni, morti, parentele), per cui una lettura frettolosa renderebbe questo racconto, vista la natura già poco coinvolgente dei dati stessi, non certo appassionante.
Prima di parlare di Domenico, come anticipato, inizierò da suo padre Silvestro (l’antenato più antico che abbiamo nella cappella del cimitero), figlio a sua volta di Nicola e di Maria (Palma Antonia) Casalanguida.
Silvestro (1842-1925) è stato il più piccolo in famiglia: aveva infatti due sorelle maggiori, Eufemia, nata il 27 marzo 1837, e Sabia, nata il 16 marzo 1839. Si è sposato due volte: prima con Sabia D’Angelo, da cui ha avuto la figlia Maria (Giovanna), e poi con Clementina Romagnoli, da cui ha avuto prima Sabia, poi il nostro Domenico, poi Rosalinda e poi altri due figli maschi, Niccola e Giovanni, morti prematuramente.
1842 - Nascita 14/18 febbraio 1842, Mozzagrogna
1849 - Morte genitore • Età 7 - Nicola Romagnoli, 18 febbraio 1849, Lanciano
1864 - Primo Matrimonio • Età 22 - Sabia D’Angelo, 28 luglio 1864, Lanciano (Santa Lucia)
1867 - Nascita figlia • Età 25 - Maria (Giovanna) Romagnoli, 07 settembre 1867, Mozzagrogna
1868 - Morte coniuge • Età 26 - Sabia D’Angelo (anni 22), 26 luglio 1868, Mozzagrogna
1870 - Secondo Matrimonio • Età 28 - Clementina Romagnoli, 26 aprile 1870, Mozzagrogna
1874 - Nascita figlia • Età 31 - Sabia Romagnoli, 11 maggio 1874, Mozzagrogna
1877 - Nascita figlio • Età 34 - Domenico Romagnoli, 13 aprile 1877, Mozzagrogna
1880 - Nascita figlia • Età 37 - Rosalinda Romagnoli, 30 ottobre 1880, Mozzagrogna
1883 - Morte genitore • Età 40 - Maria Palma Antonia Casalanguida, 29 luglio 1883, Mozzagrogna
1884 - Nascita figlio • Età 41 - Niccola Romagnoli, 3 maggio 1884, Mozzagrogna
1885 - Morte figlio • Età 42 - Niccola Romagnoli (1 anno), 22 luglio 1885, Mozzagrogna
1887 - Nascita figlio • Età 44 - Giovanni Romagnoli, 8 ottobre 1887, Mozzagrogna
1888 - Morte figlio • Età 45 - Giovanni Romagnoli (10 mesi), 12 agosto 1888, Mozzagrogna
1925 - Morte • Età 83 - 3 marzo 1925, Mozzagrogna
Osservazioni
Si evidenzia la perdita del padre all’età di 7 anni, nonché la prematura morte della prima moglie di soli 22 anni. Ha avuto 6 figli, di cui 2 morti precocemente. Fatta eccezione per mio zio Beniamino (oggi novantenne), Silvestro di Nicola risulta l’antenato maschio vissuto più a lungo (83 anni).
Curiosità
Dai documenti a disposizione, ho notato dei possibili cambi di residenza: “Strada Romagnoli” alla nascita della prima figlia Sabia (1874); “Via Orientale n. 24” per Domenico (1877); “Via Principale n. 41” per Niccola (1884) e Giovanni (1887). Anni fa, l’ingegnere del Comune mi disse che Via Principale una volta era l’attuale Via Orientale (che oggi si trova a Romagnoli vecchia), per cui è possibile che la casa sia sempre stata la stessa e sia cambiato solo il nome della via.
Di sicuro Silvestro 30 anni dopo la nascita di Giovanni, nel 1917, ha donato al figlio Domenico la casa situata nell’attuale via Principale n. 106, che come si evince dalla Donazione del 1917 era piuttosto diversa da come si presenta oggi, in particolare era “composta da tre vani terranei e due superiori, con vanetto per la scala di accesso al primo piano. Tutti i vani, meno la stalla sono formati di volta e pavimento a mattoni. Detti vani sono delle dimensioni m. 5 x 4.60 di luce. Non figura in Catasto perché rurale. Il fabbricato in complesso trovasi in buone condizioni di solidità, come nei muri, così nelle volte, pavimenti, imposte, ecc. Valutata per ₤ 5960.00”.
Nella stessa Donazione si cita anche la presenza di una “casa colonica di due vani terranei valutata ₤ 1520.00”. Quest’ultima era collocata nella piana dietro casa e sui cui ruderi è stata costruita l’abitazione appartenuta a Giorgio Menna (oggi del figlio Stefano); per intenderci, quella casa posta sopra la curva “di Pambele…”.
Documenti allegati
• Atto di nascita di Silvestro Romagnoli di Nicola (1842). p. 1 - p. 2
• Atto di matrimonio Silvestro Romagnoli di Nicola e Sabia D’Angelo (1864). p. 1 - p. 2 - p. 3
• Atto di matrimonio Silvestro Romagnoli di Nicola e Clementina Romagnoli (1870). p. 1 - p. 2; pp. 1-3
• Eredità di Silvestro Romagnoli di Nicola alla figlia Maria Giovanna (1892). pp. 1-10
• Donazione Silvestro Romagnoli di Nicola al figlio Domenico (1917). pp. 1-13
• Morte di Silvestro Romagnoli di Nicola (1925) pp. 1-3
1877 - Nascita 13 aprile 1877 Mozzagrogna
1880 - Nascita sorella • Età 3 - Rosalinda Romagnoli, 30 ottobre 1880, Mozzagrogna
1884 - Nascita fratello • Età 7 - Niccola Romagnoli, 3 maggio 1884, Mozzagrogna
1885 - Morte fratello • Età 8 - Niccola Romagnoli (1 anno), 22 luglio 1885, Mozzagrogna
1887 - Nascita fratello • Età 10 - Giovanni Romagnoli, 8 ottobre 1887, Mozzagrogna
1888 - Morte fratello • Età 11 - Giovanni Romagnoli (10 mesi), 12 agosto 1888, Mozzagrogna
1897 - Matrimonio • Età 20 - Angela (Donata) Romagnoli (20 anni), 29 maggio 1897, Mozzagrogna
1899 - Nascita figlio • Età 21 - Giuseppe Romagnoli, 1899, Mozzagrogna
1899 - Morte figlio • Età 22 - Giuseppe Romagnoli, 29 novembre 1899, Mozzagrogna
1900 - Nascita figlia • Età 22 - Maria (Anna) Romagnoli, 02 aprile 1901, Mozzagrogna
1903 - Nascita figlio • Età 25 - Silvestro Romagnoli, 08 febbraio 1903, Mozzagrogna
1918 - Morte genitore • Età 41 - Clementina Romagnoli, 5 ottobre 1918, Mozzagrogna
1925 - Morte genitore • Età 47 - Silvestro Romagnoli, 3 marzo 1925, Mozzagrogna
1940 - Morte coniuge • Età 63 - Angela (Donata) Romagnoli (anni 61), 30 luglio 1940, Mozzagrogna
1951 - Morte • Età 74 - 1 novembre 1951, Mozzagrogna
Osservazioni
Quando Domenico era piccolo (foto), all’età di 8 e 11 anni, ha assistito alla scomparsa dei suoi fratelli minori, Niccola e Giovanni. A queste perdite si è aggiunta poi la prematura scomparsa del suo primo figlio Giuseppe. Da notare come il primogenito maschio non sia stato chiamato Silvestro, come il padre. Inoltre, la nascita di Maria (Anna) a soli cinque mesi dalla morte di Giuseppe esclude l’ipotesi di un parto già esanime, suggerendo forse che il bambino non godesse di buona salute e che si sia preferito evitare di rinnovare subito il nome paterno. Tuttavia, è difficile stabilirlo con certezza. Il nome Giuseppe, peraltro, non risultava legato alla famiglia della moglie. Circa tre anni dopo la nascita di Maria (Anna) è nato infine Silvestro, mio nonno.
Sezione Ricordi. Domenico, ancora nella memoria dei miei zii (del resto per loro era il nonno paterno), viene a volte descritto come persona un po’ scorbutica, ma forse in vecchiaia, mentre il mondo cambia inevitabilmente, è facile sentirsi esclusi e reagire di conseguenza con lo scontro. Di sicuro era una persona particolare, si ricorda ad esempio quando, anticipando gli eventi, si era comprato la bara e, dopo averla posta in soffitta, la usava per il riposino pomeridiano.
Documenti allegati
• Atto di nascita di Domenico Romagnoli di Silvestro. p. 1 - p. 2
• Atto di matrimonio tra Domenico Romagnoli e Angela (Donata) Romagnoli. p. 1 - p. 2
• Distacco di quota da Domenico Romagnoli a sua sorella Sabia (1925). pp. 1-6
• Visura catastale di Domenico Romagnoli di Silvestro. pp. 1-4
• Donazione di Domenico di Silvestro ai figli Silvestro e Maria (Anna) (1943). pp. 1-8
Ho scelto di escludere per il momento alcune delle donne citate, in particolare la madre di Silvestro (Maria Palma Antonia Casalanguida) e le sue due sorelle (Eufemia e Sabia). Di loro si parlerà nel prossimo paragrafo. Inizio quindi dalla prima moglie di Silvestro.
Sabia d’Angelo (1846-1868), prima moglie di Silvestro e madre di Maria (Giovanna)
Quando Sabia d’Angelo è nata nel 1846 a Lanciano (Villa Stanazzo), suo padre, Giacomo D’Angelo, aveva 35 anni e sua madre, Rosaria Angelucci, ne aveva 27. Ha avuto una sorella più grande di 5 anni, Rosalba Angela Maria. Ha sposato Silvestro Romagnoli il 28 luglio 1864 all’età di 18 anni, nella chiesa di Santa Lucia a Lanciano. Dal matrimonio ha avuto Maria (Giovanna) Romagnoli. È morta il 26 luglio 1868 a Mozzagrogna all’età di soli 22 anni.
Clementina Romagnoli (1849-1918), seconda moglie di Silvestro e madre di Domenico
Quando Clementina Romagnoli (una “Franzese”, questo il soprannome della famiglia di origine) è nata il 28 novembre 1849 a Mozzagrogna, suo padre, Donato Romagnoli aveva 26 anni e sua madre, Rosalia Di/e Marco, aveva 27 anni. Era la primogenita di 5 fratelli, Maria Domenica, Giovina, Angela e Gervasio. Si è sposata a 20 anni con Silvestro Romagnoli il 26 aprile 1870 a Mozzagrogna. Dal matrimonio ha avuto 5 figli: Sabia (1874-?), Domenico (1877-1851), Rosalinda (1880-1867), Nicola (1884-1885) e Giovanni (1887-1888). È morta il 5 ottobre 1918 a Mozzagrogna all’età di 69 anni.
Sezione Ricordi. Quando ero piccolo chiamai il cane Clementina e mio padre mi redarguì dicendomi “che cazz…gne sciorete a da chiamà lu cane!!!”. Naturalmente non capii, visto che le mie nonne si chiamavano Rosa e Assunta. In ogni caso il cane continuò a chiamarsi Clementina e morì, con grande mio dispiacere, qualche anno dopo durante un parto.
Maria (Giovanna) Romagnoli (1867-1942), figlia di Silvestro e sorellastra di Domenico
Quando Maria (Giovanna) Romagnoli è nata il 7 settembre 1867 a Mozzagrogna, suo padre, Silvestro Romagnoli, aveva 25 anni e sua madre, Sabia D’Angelo, ne aveva 21. Ha perso la madre all’età di 1 anno e, a 3 anni, dopo le seconde nozze del padre, ha avuto Clementina Romagnoli come matrigna che le ha dato i fratellastri Sabia, Domenico e Rosalinda. A 25 anni, il 25 febbraio 1892, ha sposato Nicola Gaeta, figlio di Pietro di Nicola Vincenzo e di Lucia Di Campli, con il quale ha avuto 4 figli, di cui 2 femmine, Angela Lucia (1893-?) e Antonia (1895-?) e 2 maschi, Pietro (1898-?) e Francesco Paolo (1900-1973). Quest’ultimo è stato il padre di Umberto Gaeta, caro amico di mio padre, meglio conosciuto come “Lamberte”, e Nicola Gaeta, marito della “commare” e padre di Pierpaolo e Albino (mio compagno di scuola alle elementari). Maria (Giovanna) è morta il 19 marzo 1942 nella città di Lanciano, all’età di 74 anni.
Sabia Romagnoli (1874-?), figlia di Silvestro e sorella di Domenico
Quando Sabia Romagnoli è nata il 11 maggio 1874 a Mozzagrogna, suo padre, Silvestro Romagnoli, aveva 32 anni e sua madre, Clementina Romagnoli, aveva 25 anni. Era la primogenita delle seconde nozze del padre, ma aveva circa sette anni in meno della sorellastra Maria (Giovanna). All’età di 19 anni, il 14 ottobre 1893 (circa un anno dopo il matrimonio della stessa Maria Giovanna), ha sposato Camillo Ferrante di Lanciano con il quale ha avuto 10 figli, 4 maschi e 6 femmine. Tra questi si ricordano Antonia, Tommaso e Clementina, tutti deceduti nel 1918 rispettivamente a 22, 18 e 16 anni. La discendenza sembra essere stata comunque numerosa e i primogeniti continuano a lavorare nella compravendita di prodotti agricoli. Solo pochi mesi fa è stata venduta la casa dove abitava un suo discendente proprio qui a Villa Romagnoli, casa costruita su un terreno per il quale era stato fatto un distacco di quota da parte di Domenico Romagnoli, fratello di Sabia.
Rosalinda Romagnoli (1880-1867), figlia di Silvestro e sorella di Domenico
Quando Rosalinda Romagnoli è nata il 30 ottobre 1880 a Mozzagrogna, suo padre, Silvestro Romagnoli, aveva 38 anni e sua madre, Clementina Romagnoli, aveva 31 anni. A 23 anni, il 18 marzo 1904, ha sposato Gaetano Gaeta (fratello di Nicola Gaeta, il marito della sua sorellastra Maria Giovanna). Inoltre, anni addietro, la stessa famiglia Gaeta aveva visto le nozze tra Francescopaolo Gaeta e Maria Giovina Romagnoli, sorella di Ann’Angelica Romagnoli (la madre di Angela Donata, moglie di Domenico). Tornando a Rosalinda, a 46 anni ha perso prematuramente il marito che di anni ne aveva 47. Dal loro matrimonio è comunque nata Anna (Maria) (1906-1956), la quale ha sposato prima Florindo Testa dal quale ha avuto 2 o 3 figli (Albino, Rosa, ?) e poi Marino Chiavaro dal quale ha avuto altri 3 figli (Augusto, Antonio e Giuseppina). Rosalinda è morta a Lanciano il 1° dicembre 1967 all’età di 87 anni, 11 anni dopo la morte della figlia Anna (Maria).
Sezione Ricordi. Tuttora permane un giudizio molto positivo sulla sua persona, sia dal punto di vista morale, che fisico: tutti i sui nipoti (le mie zie, mio zio e mio padre) la ricordano infatti esaltandone la bravura, ma anche la prestanza e la bellezza.
Angela (Donata) Romagnoli (1876-1940), moglie di Domenico e nuora di Silvestro
Quando Angela (Donata) Romagnoli (foto) è nata il 9 novembre 1876 a Mozzagrogna, suo padre, (Nicola) Vincenzo Romagnoli, aveva 28 anni e sua madre, Ann’Angelica Romagnoli, aveva 26 anni. A di 7 anni ha visto nascere il fratello Giovanni (1883-1951) (foto), padre di “Zii Vincenze (foto)” e nonno di Laura e Giovanni (foto). A 20 anni, il 29 maggio 1897, ha sposato Domenico Romagnoli, con cui ha avuto 3 figli, Giuseppe (1899-1899), morto prematuramente, Silvestro (1903-1980) e Maria (Anna) (1901-1986). Si segnala la presenza nella sua famiglia di origine di un sacerdote di nome Enrico, fratello del nonno materno, Paolo Romagnoli (foto). Angela (Donata) Romagnoli è morta il 30 luglio 1940 a Mozzagrogna, all’età di 63 anni.
Sezione Ricordi. Di Angela si ricorda soprattutto la generosità e la bontà d’animo, anche nei confronti dei meno abbienti. Proprio per questa sua magnanimità verso persone anche esterne alla famiglia, poteva essere accusata dal marito Domenico di sperperare i loro beni, “tu ci minne sperse”, queste grossomodo le parole del marito. Purtroppo, i suoi ultimi giorni di vita sono stati caratterizzati da forti dolori fisici, nonostante i rimedi (papambrone) con cui si cercava di alleviarli.
Maria (Anna) Romagnoli (1801-1986), figlia di Domenico e nipote di Silvestro
Quando Maria (Anna) Romagnoli (foto) è nata il 2 aprile 1901 a Mozzagrogna, suo padre Domenico aveva 24 anni e sua madre, Angela (Donata) Romagnoli, ne aveva 25. Fatta eccezione per Giuseppe, morto prematuramente, è stata la primogenita della famiglia e dopo circa 2 anni è nato suo fratello Silvestro (foto) (mio nonno). Si è sposata con Beniamino Di Matteo (foto) (1899-1834) di Paglieta, figlio di Giovanni fu Rosario e di Maria Nicola Di Matteo. A 22 anni, il 7 gennaio 1924 ha avuto la sua prima ed unica figlia, Matilde (foto) (1924-2012). All’età di 33 anni, il 01 agosto 1834, ha perso il marito trentacinquenne e non si è più risposata. A 39 anni ha perso la mamma Angela, a 50 il padre Domenico e a 79 il fratello Silvestro. Riguardo alla sua discendenza, la figlia Matilde (nome della nonna paterna di suo marito, in pratica la moglie di Rosario, anch’essa di cognome Di Matteo) ha sposato Luigi Fortuna (foto) (1910-1976), con cui ha avuto 2 figli, Beniamino e Leonardo (1950-2024) (foto), i quali hanno avuto rispettivamente uno e due figli, tutti viventi (Roberto, Francesca e Luigi). Maria (Anna) è vissuta in gran parte a Paglieta ed è morta il 10 febbraio 1886 all’età di 84 anni.
Sezione Ricordi. È ricordata come una donna particolarmente intraprendente e brava in cucina, soprattutto con i dolci, doti che ha trasmesso anche a sua nipote Maria in occasione forse delle numerose festività a cui difficilmente rinunciava, anche grazie al fratello il quale con la biga andava a prenderla a Paglieta. Forte era infatti il legame tra fratello e sorella e in virtù anche di quest’ottimo rapporto, unitamente al fatto che comunque Maria era la moglie di un benestante, lei ha rinunciato ai terreni di famiglia. Diceva infatti che lei aveva solo Tilde, mentre suo fratello Silvestro ben 4 figli. Di recente ho scoperto che per anni ho dormito con le sue coperte primaverili, sia pur di lana, fatte a mano da lei stessa. Una di queste coperte (foto) è ancora usata da mia mamma e risulta ancora ben conservata.
Osservazioni
Il Nome Sabia. Un nome che si è perso ma che nel periodo compreso tra 1839 e il 1893 (strana coincidenza di numeri…), era molto “sentito” in famiglia. Per Silvestro, Sabia era infatti il nome della sorella (nata nel 1839), ma anche il nome della prima moglie (dal 1864 al 1868), nonché della prima figlia che nel 1893 lasciò la casa di famiglia dopo il matrimonio con Ferrante.
Documenti allegati
• Atto di nascita di Maria (Giovanna) di Silvestro (1867). p. 1 - p. 2
• Atto di morte di Sabia D’Angelo di Giacomo (1868). p. 1 - p. 2
• Matrimonio tra Annangelica Romagnoli e Vincenzo Romagnoli (1875). pp. 1-5
• Visura catastale di Sabia Romagnoli di Silvestro. p. 1
Per quanto riguarda gli altri Atti di nascita, matrimonio e morte compresi tra il 1809-1899, si rimanda al link https://antenati.cultura.gov.it/. La procedura di ricerca è intuitiva, tenendo conto che è disponibile un indice all’inizio del documento con la data dell’evento e che i singoli atti sono comunque disposti in ordine cronologico (da gennaio a dicembre).
Andando indietro negli anni, si incontra Nicola Romagnoli (il nonno di Domenico) che, per quanto detto in precedenza, sappiamo aver avuto 3 figli (Silvestro, Eufemia e Sabia) e che si è sposato con Maria (Palma Antonia) Casalanguida di Lanciano. Tuttavia, anche in questo caso, per comprendere il contesto famigliare nel quale è nato, si inizierà da suo padre, anche lui di nome Silvestro (1772-1834) che, insieme alla moglie Fiorenza Di Tullio (1779-1857), sono state forse tra le persone che hanno più sofferto (almeno per quanto riguarda la discendenza diretta finora incontrata), come testimoniano gli eventi di seguito descritti.
Per chiarezza, il Silvestro di cui si parla qui è il nonno del capostipite Silvestro presente nella cappella di famiglia, da non confondere naturalmente con mio nonno Silvestro, sempre presente nella cappella di famiglia, che del capostipite è il nipote. Del resto, siamo conosciuti nel paese come la famiglia “Salvestre”.
Figlio di Baldassare (1741-1784) e di Pasqua De Marco (1746-1813), ha avuto due sorelle, entrambe più piccole di lui, Anna Saveria (1777-1812) e Nicola Maria (1782-1850).
1772 - Nascita 1772 circa, Mozzagrogna
1777 - Nascita sorella • Età 5 - Anna Saveria, 1777 circa, Mozzagrogna
1782 - Nascita sorella • Età 10 - Nicola Maria Romagnoli, 6 maggio 1782, Mozzagrogna
1784 - Morte del genitore • Età 12 - Baldassarre Romagnoli (43 anni circa), 26 agosto 1784, Mozzagrogna
1795 - Matrimonio • Età 23 - Fiorenza Di Tullio (1779-1857), 1795 circa, Mozzagrogna
1797 - Nascita figlia • Età 25 - Camilla Romagnoli, 18 maggio 1797, Mozzagrogna
1799 - Nascita figlia • Età 27 - Eufemia Romagnoli, 25 dicembre 1799, Mozzagrogna
1803 - Nascita figlia • Età 31 - Anna Emilia Romagnoli, 27 maggio 1803, Mozzagrogna
1806 - Nascita figlio • Età 34 - Giovanni Romagnoli, 1806, Mozzagrogna
1810 - Nascita figlia • Età 38 - Eleonora Romagnoli, 8 febbraio 1810, Mozzagrogna
1812 - Morte sorella • Età 40 - Anna Saveria Romagnoli (36 anni circa), 29 luglio 1812, Mozzagrogna
1812 - Nascita di figlio • Età 40 - Nicola Romagnoli, 23 novembre 1812, Mozzagrogna
1813 - Morte genitore • Età 41 - Pasqua De Marco, 17 agosto 1813, Mozzagrogna
1815 - Nascita figlio • Età 43 - Giuseppe Nicola Romagnoli, 11 aprile 1815, Mozzagrogna
1818 - Nascita figlia • Età 46 - Pasqua Romagnoli, 29 maggio 1818, Mozzagrogna
1818 - Morte figlia • Età 46 - Eleonora Romagnoli (8 anni), 10 agosto 1818, Mozzagrogna
1818 - Morte figlio • Età 46 - Giovanni Romagnoli (12 anni), 15 agosto 1818, Mozzagrogna
1818 - Morte figlio • Età 46 - Giuseppe Nicola Romagnoli (3 anni), 24 settembre 1818, Mozzagrogna
1818 - Morte figlia • Età 46 - Pasqua Romagnoli (4 mesi), 1° ottobre 1818, Mozzagrogna
1820 - Nascita figlio • Età 48 - Giovanni Nicola Romagnoli, 21 giugno 1820, Mozzagrogna
1821 - Morte di figlio • Età 49 - Giovanni Nicola Romagnoli (1 anno), 19 agosto 1821, Mozzagrogna
1829 - Morte figlia • Età 57 - Eufemia Romagnoli (29 anni), 5 ottobre 1829, Mozzagrogna
1834 - Morte • Età 62 - 7 ottobre 1834, Mozzagrogna
Osservazioni
Non ha vissuto molto, 62 anni, ma sembra abbia avuto una vita piuttosto intensa. Similmente a suo nipote Silvestro, ha perso il padre quando era ancora piccolo (12 anni) e ha avuto anch’egli 2 sorelle, ma in questo caso più piccole di lui e di cui, verosimilmente, ha dovuto prendersi cura vista la scomparsa prematura del padre. Ha avuto ben 9 figli, l’ultimo all’età di 48 anni e i primi 3 tutti di sesso femminile, eventi che immagino non siano stati accolti con pieno entusiasmo.
Nel 1818, all’età di 46 anni, ha perso ben 4 figli: Eleonora (8 anni), il primogenito maschio Giovanni (12 anni), Giuseppe Nicola (3 anni) e Pasqua (4 mesi). Nel 1820 ha avuto un altro figlio maschio che ha voluto di nuovo chiamare Giovanni Nicola, ma anch’egli è morto prematuramente. Quest’ultimo è stato battezzato nella Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria ad Ortona, all’epoca un luogo importante di pellegrinaggio per via del “crocifisso miracoloso”. Pochi anni prima di morire, Silvestro ha assistito anche al decesso della figlia Eufemia di anni 29.
Da notare che a nessuno dei 4 figli maschi ha dato il nome di suo padre Baldassarre, ma per ben 2 volte ha scelto Giovanni. Del resto, è recente la scoperta che Giovanni era il nome del nonno paterno, il quale probabilmente si è occupato di lui, data la prematura scomparsa di suo padre Baldassarre. Riguardo al nome della madre, Pasqua, essa è stata rinnovata solo con la quinta figlia di Silvestro e solo dopo la morte della madre stessa. In ogni caso, la figlia Pasqua rientra tra le scomparse premature del 1818.
Documenti allegati
• Atto di morte di Silvestro Romagnoli di Baldassarre (1834). p. 1
• Atto di morte di Fiorenza Di Tullio di Gennaro, moglie di Silvestro (1857). p. 1
• Visura catastale di Silvestro Romagnoli di Baldassarre. pp. 1-4
• Testamento di Silvestro Romagnoli di Baldassarre. pp. 1-5
• Testamento di Silvestro Romagnoli di Baldassarre (con traduzione). pp. 1-5
1812 - Nascita (23 novembre 1812), Mozzagrogna
1815 - Nascita fratello • Età 2 - Giuseppe Nicola Romagnoli, 11 aprile 1815, Mozzagrogna
1818 - Nascita sorella • Età 5 - Pasqua Romagnoli, 29 maggio 1818, Mozzagrogna
1818 - Morte sorella • Età 5 - Eleonora Romagnoli (8 anni), 10 agosto 1818, Mozzagrogna
1818 - Morte fratello • Età 5 - Giovanni Romagnoli (12 anni), 15 agosto 1818, Mozzagrogna
1818 - Morte fratello • Età 5 - Giuseppe Nicola Romagnoli (3 anni), 24 settembre 1818
1818 - Morte sorella • Età 5 - Pasqua Romagnoli (4 mesi), 1° ottobre 1818, Mozzagrogna
1820 - Nascita fratello • Età 7 - Giovanni Nicola Romagnoli, 21 giugno 1820, Mozzagrogna
1821 - Morte fratello • Età 8 - Giovanni Nicola Romagnoli (1 anno), 19 agosto 1821, Mozzagrogna
1829 - Morte sorella • Età 16 - Eufemia Romagnoli (29 anni), 5 ottobre 1829, Mozzagrogna
1830 - Matrimonio • Età 17 - Maria Palma Antonia Casalanguida (28 anni), 15 luglio 1830, Mozzagrogna
1834 - Morte genitore • Età 21 - Silvestro Romagnoli (62 anni), 7 ottobre 1834, Mozzagrogna
1837 - Nascita figlia • Età 24 - Eufemia Romagnoli, 27 marzo 1837, Mozzagrogna
1839 - Nascita figlia • Età 26 - Sabia Romagnoli, 16 marzo 1839, Mozzagrogna
1842 - Nascita figlio • Età 29 - Silvestro Romagnoli, 14 febbraio 1842, Mozzagrogna
1849 - Morte • Età 36 - 18 febbraio 1849 Lanciano
Osservazioni
Nicola, detto anche Nicolino (questo è infatti il nome con cui è stato citato nell’atto di nascita della nipote Maria Giovanna, figlia di Silvestro), è morto che aveva soli 36 anni, presso l’ospedale di Lanciano. Forse era malato oppure la sua morte potrebbe essere legata ad un suo coinvolgimento nei tumulti che hanno caratterizzato Lanciano quell’anno. Di quest’ultima ipotesi si parlerà più diffusamente in seguito.
Stranamente, si è sposato all’età di 17 anni con Maria Palma Antonia Casalanguida che di anni ne aveva circa 10 in più. Nonostante la sua breve vita, ha assistito alla morte di ben 6 fratelli, di cui i primi quattro all’età di 5 anni, il quinto a 8 anni e il sesto (la sorella Eufemia) a 16 anni. Con il nome di quest’ultima, morta a 27 anni, Nicola ha chiamato la sua prima figlia, nata 8 anni dopo la morte della sorella stessa.
Documenti allegati
• Atto di nascita di Nicola Romagnoli di Silvestro (1812). p. 1
• Processetto matrimoniale di Nicola Romagnoli di Silvestro (1830). 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13
• Memorandum matrimonio di Nicola Romagnoli di Silvestro (1830). p. 1 - etc.
• Atto di matrimonio di Nicola Romagnoli di Silvestro (1830). p. 1 - p. 2 - p. 3 - p. 4
• Atto di morte di Nicola Romagnoli di Silvestro (1849). p. 1
Anche in questo caso, ho scelto di escludere per il momento le prime donne citate, in particolare la mamma di Silvestro (Pasqua de Marco) e le sue due sorelle (Anna Saveria e Nicola Maria) di cui si parlerà nel prossimo paragrafo. Si inizierà quindi dalla moglie di Silvestro, per poi passare alle figlie e concludere infine con la nuora (Maria Palma Antonia Casalanguida) e le nipoti (Eufemia e Sabia), volutamente tralasciate in precedenza.
Fiorenza Di Tullio (1779-1857), moglie di Silvestro (1772-1834) e madre di Nicola
Fiorenza di Tullio è nata all’incirca nel 1779, figlia di Gennaro Di Tullio e Francesca Romagnoli. Insieme a Chiara e Domenico, era la seconda figlia di tre fratelli. Ha avuto con Silvestro Romagnoli 9 figli, di cui 5 femmine, e come detto in precedenza, con il marito ha condiviso la morte di 6 figli, di cui 4 nel solo anno 1818; ha inoltre assistito alla perdita anche del figlio Nicola nel 1849. È morta infatti il 19 settembre 1857 a Mozzagrogna, all’età di 78 anni.
Personalmente, il cognome Di Tullio mi fa pensare ad una paesana, Adriana Di Tullio, che, insieme ai suoi genitori e verosimilmente ai suoi antenati, ha sostenuto la mia famiglia nel lavoro dei campi con costanza e dedizione. Un legame così duraturo è solo frutto del caso?
Camilla Romagnoli (1797-1879), figlia di Silvestro (1772-1834) e sorella di Nicola
Quando Camilla Romagnoli è nata il 18 maggio 1797, suo padre Silvestro Romagnoli aveva 26 anni e sua madre Fiorenza di Tullio ne aveva 18 anni. È stata la primogenita della famiglia e ha assistito agli eventi della stessa fino al 1819, anno in cui, il 27 maggio all’età di 22 anni, ha sposato a Mozzagrogna Giovanni Camillo Maramieri (1798-1849), figlio di Vincenzo fu Giovanni e di Anna Marinese. Del resto, il fratello di Vincenzo, Giosia Maramieri aveva, qualche anno prima, sposato Nicola Maria Romagnoli, una sorella di suo padre Silvestro (quindi la zia di Camilla) e di cui parlerò nel prossimo paragrafo. Similmente a suo fratello Silvestro, Camilla ha avuto 9 figli, di cui 6 morti, 5 dei quali con meno di 2 anni. Riguardo alla discendenza di Camilla, alla fine del 1800 erano presenti a Mozzagrogna 12 bisnipoti (3 Colacioppo e 6 Cianfrone). È morta il 30 ottobre 1879 a Mozzagrogna all’età di 82 anni.
Eufemia Romagnoli (1799-1829), figlia di Silvestro (1772-1834) e sorella di Nicola
Quando Eufemia Romagnoli è nata il 25 dicembre 1799, suo padre, Silvestro Romagnoli, aveva 28 anni e sua madre, Fiorenza di Tullio, ne aveva 20 anni. Era la secondogenita e anche lei ha quindi vissuto appieno tutte le vicende della famiglia, comprese quelle del funesto 1818. Si è spostata all’età di 23 anni, il 23 gennaio 1823 a Mozzagrogna, con Michelangelo Romagnoli (19/12/1800 - ?), figlio di Vincenzo fu Beniamino e di Rebecca Orfeo. Con Michelangelo ha avuto 3 figli, tutti morti prematuramente. Il primo figlio lo ha chiamato con il nome di suo fratello morto all’età di 3 anni, Giuseppe Nicola, quest’ultimo è deceduto il 10 ottobre 1824 che aveva poco meno di un anno di età, quando tuttavia Eufemia era di nuovo incinta; il 22 marzo 1825 è infatti nato il secondogenito, a cui è stato dato nuovamente il nome di Giuseppe Nicola, e dopo 2 anni, il 12 marzo 1827, è nato il terzogenito, a cui è stato dato invece il nome di Silvestro, come suo padre. Quello che accadrà dopo circa 2 anni e nello stretto giro di 2 mesi, si commenta da solo: il 10 agosto 1829 muore Silvestro all’età di 2 anni, il 23 agosto 1823 muore anche Giuseppe Nicola all’età di 4 anni; il 05 ottobre 1829 muore la stessa Eufemia all’età di 29 anni. Come detto in precedenza, il nome Eufemia sarà ripreso dal fratello Nicola per chiamare la sua prima figlia che, spostata a Santa Maria Imbaro, avrà una vita più fortunata, come vedremo in seguito.
La fragilità della vita in quegli anni emerge con drammatica evidenza anche dalla storia di Michelangelo, marito di Eufemia. Dopo circa due anni dalla scomparsa della prima moglie, egli si risposò con Rosangela Rodomile, dalla quale ebbe una figlia. Tuttavia, pochi giorni dopo il parto, Michelangelo perse anche la seconda moglie, venticinquenne. L’anno seguente contrasse il terzo matrimonio con Angela Maria Luciani, ma già dopo un anno morì la figlia nata dalle seconde nozze. Negli anni successivi, nacquero e scomparvero precocemente altri sei figli, nessuno dei quali sopravvisse oltre il primo anno di vita, tra cui una figlia chiamata Eufemia (1843), nome scelto in memoria della prima moglie. Non si hanno notizie certe sulla morte di Michelangelo e della terza moglie, se non che l’ultima figlia, Rebecca, nacque e morì nel 1852.
Anna Emilia Romagnoli (1803-1876), figlia di Silvestro (1772-1834) e sorella di Nicola
Quando Anna Emilia Romagnoli è nata il 27 maggio 1803 a Mozzagrogna, suo padre, Silvestro Romagnoli, aveva 32 anni e sua madre, Fiorenza di Tullio, ne aveva 24 anni. Era la terza figlia e nel funesto 1818 aveva circa 15 anni. All’età di 26 anni, il 16 febbraio 1830, si è sposata a Mozzagrogna con Alessandro Romagnoli (1799-1849), figlio di Concezio fu Clemente e di Eugenia Fattore. Con Alessandro ha avuto 5 figli, 3 dei quali sono morti prima di compiere 2 anni (Enrico, Alessandra e Giovanni), mentre una quarta figlia, Berenice, è morta all’età di 12 anni. Quest’ultima era stata battezzata anch’essa nella Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria ad Ortona, famosa all’epoca per il suo “crocifisso miracoloso”. Infine, il secondo figlio maschio, di nome sempre Errico (1836-1863), pur vivendo solo 26 anni, ha comunque avuto con Luisa Fattore di Francesco Paolo 3 figli: Giacinta, morta all’età di un anno, Alessandro e Berenice (il nome della sorella morta a 12 anni). Di questi ultimi, al momento, non si hanno notizie circa la loro morte e l’eventuale discendenza.
A causa della prematura scomparsa del marito Alessandro (50 anni), Anna Emilia si è risposata il 12 giugno 1851 proprio con il sopra citato Francesco Paolo Fattore, il padre della nuora, anch’egli rimasto vedovo nel 1850 dopo la morte della moglie Romagnoli Diomira di anni 47. Da questa seconda unione, Anna Emilia, all’età di 49 anni, ha dato alla luce il 30 marzo 1852 Giuseppe Fattore, di cui tuttavia non si hanno al momento notizie circa la sua morte e l’eventuale discendenza. Anna Emilia è deceduta il 19 agosto 1876 (quindi un anno prima della nascita del nostro Domenico) all’età di 73 anni nel comune di Villalfonsina dove stranamente risiedeva, in particolare in via del Pozzo n. 12. Forse una casa ereditata dal secondo marito, proveniente da un’antenata che risiedeva proprio a Villalfonsina.
Coincidenze. Recentemente (marzo 2025), dovendo andare a Casalbordino, incuriosito, ho scelto di passare per Villalfonsina e visitare questo paese. Appena arrivati, ho notato il volto di una ragazza che assomigliava molto ad un mio paesano. Vado un po’ più avanti e tra i necrologi trovo un certo Fattore. A quel punto mi sono ricordato che il mio paesano fa di cognome proprio Fattore e che il secondo marito di Anna Emilia era anch’egli un Fattore. Forse erano proprio i discendenti di Giuseppe Fattore, il figlio di seconde nozze di Anna Emilia. Cerco infine via del Pozzo e scopro che oggi è una contrada.
Maria (Palma Antonia) Casalanguida (1802-1883), nuora di Silvestro (1772-1834), moglie di Nicola, mamma di Silvestro (1842-1925) e nonna paterna di Domenico (1877-1951)
Quando Maria (Palma Antonia) Casalanguida è nata l’8 aprile 1802 a Lanciano (quartiere Borgo), suo padre, Domenicantonio Casalanguida, aveva 57 anni e sua madre, Maria Filippa Nanni, ne aveva 41 anni. Maria aveva una sorella gemella, Maria Palma, chiamata Palma. Aveva anche un fratello e altre due sorelle, di cui la maggiore avuta probabilmente da un precedente matrimonio del padre con la sorella della madre stessa. Maria ha sposato Nicola Romagnoli il 15 luglio 1830 a Mozzagrogna all’età di 28 anni quando Nicola non aveva ancora compiuto 18 anni. Del resto, tra i genitori di Maria c’erano 16 anni di differenza, anche se in questo caso a favore del padre. Ha avuto 3 figli: due femmine (Eusebia e Sabia) e un maschio (Silvestro, il nostro capostipite presente nella cappella di famiglia). Ha perso il marito quando aveva circa 46 anni e non si è più sposata. È morta a Mozzagrogna il 29 luglio 1883 all’età di 81 anni.
Eufemia Romagnoli (1837-?), nipote di Silvestro (1772-1834), figlia di Nicola, sorella di Silvestro (1842-1925) e zia paterna di Domenico (1877-1951)
Quando Eufemia Romagnoli è nata il 27 marzo 1837 a Mozzagrogna, suo padre, Nicola Romagnoli, aveva 24 anni e sua madre, Maria (Palma Antonia) Casalanguida, ne aveva 34 anni. Era la primogenita della famiglia e, come detto, il suo nome deriva dalla prematura scomparsa della sorella del padre, morta a 29 anni. Si è sposata il 21 febbraio 1859 a Mozzagrogna, all’età di 21 anni, con Giovanni D’Ortona (1843-1877) di Santa Maria Imbaro. Dal matrimonio ha avuto almeno 4 figlie: Maddalena, Donata, Angela e Domenica (1860-1931). Soltanto quest’ultima è riuscita a superare l’infanzia, sposando Pietro Angelo Berdini (1852-?), con il quale ha avuto 6 figli (3 maschi e 3 femmine). Tra questi troviamo Domenico Berdini (1885-?), che a sua volta ha sposato Angioina Cicconetti (1898-?), con la quale ha avuto 8 figli, di cui sicuramente 3 sono morti prematuramente, mentre con altrettanta certezza si può asserire che è sopravvissuto Angelo Giovanni Berdini (1925-?), il quale ha sposato Melferina D’Alessandro e dalla quale ha avuto almeno un figlio maschio, Domenico (1944). Tutte queste informazioni provengono da una ricerca da me svolta circa 10 anni fa nel Comune di Santa Maria Imbaro. Tornado ad Eufemia Romagnoli, a causa della prematura morte del marito (34 anni), si è risposata con Angelo Tornaro, di 12 anni più anziano e anche lui proveniente da un precedente matrimonio. Da questa unione non sono nati ulteriori figli.
Sabia Romagnoli (1839-?), nipote di Silvestro (1772-1834), figlia di Nicola, sorella di Silvestro (1842-1925) e zia paterna di Domenico (1877-1951)
Quando Sabia Romagnoli è nata il 16 marzo 1839 a Mozzagrogna, suo padre, Nicola Romagnoli, aveva 26 anni e sua madre, Maria (Palma Antonia) Casalanguida, ne aveva 36 anni. Piuttosto incerte sono tuttavia le informazioni di seguito riportate. Riguardo alla discendenza, sembra si sia sposata, ma non ci sono certezze al riguardo, con Gennaro Suriani (1832-?) di Atessa, dal quale ha avuto Vincenzo (1857-?), il quale ha sposato Maria Nicola Colonna (1858-?). Da questa unione sono nati 3 figli: Luigi Giuseppe (1880-?)), Maria Arcangela (1886-?) e Grazia (1887-?). Maria Arcangela risulta abbia sposato Arcangelo D’Onofrio (1888-?) dal quale è nato D’Onofrio Ramon (1912-1992), morto in Argentina. Infine, non si hanno notizie circa la sua morte di Sabia.
Coincidenze
Sia in questo paragrafo, che in quello precedente le donne di famiglia sono state sempre 7 e gli uomini sempre e solo 2 (i due capifamiglia).
Documenti allegati
• Atto di matrimonio di Eufemia Romagnoli di Nicola (seconde nozze). p. 1
• Atto di nascita di Sabia Romagnoli di Nicola. p. 1 - p. 2
Anche in questo caso, per quanto riguarda gli altri atti compresi tra il 1809-1899 di nascita, matrimonio e morte, si rimanda al link https://antenati.cultura.gov.it/. La procedura di ricerca, come detto in precedenza, è intuitiva, tenendo conto che è disponibile un indice all’inizio del documento (più raro alla fine).
Nel precedente capitolo si è parlato di Nicola e di suo padre Silvestro; quest’ultimo, lo ricordo, era il nonno del nostro capostipite Silvestro presente nella cappella di famiglia. Come da impostazione finora adottata, in questo capitolo si racconterà del padre dell’ultimo Silvestro considerato, Baldassarre, non prima tuttavia di aver parlato di suo nonno (il padre di Baldassarre), il cui nome, come già anticipato, era Giovanni. Quindi, per una volta, non più Silvestro.
Del resto, considerando mio fratello, mio nonno e i due Silvestro visti in precedenza, i rinnovi di detto nome risultano ben quattro, intervallati da un Nicola e tre Domenico (il mio bisnonno, mio padre e mio nipote). Va detto che, nelle mie ricerche genealogiche, finora non mi è ancora capitato di trovare rinnovi su quattro generazioni. Naturalmente, spero che mio nipote porti questo primato a cinque, senza sotterfugi.
Per una serie di circostanze sfavorevoli non è stato facile trovare il padre di Baldassare. Mancano infatti i certificati specifici di nascita, battesimo, matrimonio e morte di Baldassare stesso, documenti che avrebbero facilmente attestato i nomi dei genitori. In particolare, la mancanza di detti certificati è ascrivibile alle seguenti circostanze contrarie:
1. Baldassarre è nato subito dopo il Catasto Onciario del 1743, una sorta di censimento dove sono registrate le famiglie, con i tutti i loro componenti, che pagavano le tasse (l’oncia) al Regno di Napoli. Se Baldassarre fosse nato prima del 1743, il suo nome sarebbe stato registrato all’interno della sua famiglia di appartenenza.
2. Baldassarre è morto giovane nel 1884, prima della nascita dei registri dello Stato Civile avvenuta nel 1809, anno in cui Baldassarre avrebbe avuto solo 65 anni. In detti registri di Stato sono infatti indicati anche i genitori dei defunti.
3. I documenti relativi a battesimo e morte di Baldassarre, conservati nella chiesa di Santa Maria Imbaro, sono andati perduti durante la Seconda guerra mondiale, poiché utilizzati dai soldati per riscaldarsi.
4. Analoga sorte è capitata alle copie di detti documenti conservate nell’Arcidiocesi di Lanciano, andate perdute anch’esse durante la Seconda guerra mondiale.
5. Infine, per quanto riguarda il matrimonio con Pasqua De Marco, esiste l’Atto di matrimonio del 14/02/1772 nella chiesa di Santa Lucia di Lanciano, ma manca il Processetto matrimoniale dove sono riportati i genitori degli sposi.
L’unica strada rimasta per poter scoprire il nome del padre di Baldassarre era, come suggerito da un addetto dell’Archivio di Stato di Chieti, quella di consultare gli Atti notarili redatti nel periodo compreso tra la sua maggiore età e gli anni immediatamente successivi alla sua morte, in pratica quelli redatti grossomodo tra il 1765 e 1785. Nello specifico, focalizzando l’attenzione sui notai di Lanciano, sono andato quindi alla ricerca di Atti notarili che riguardassero un certo Baldassarre Romagnoli, ad esempio una compravendita, l’affitto di terreni, una donazione, oppure un eventuale testamento del padre. Fortunatamente, ogni volume notarile si compone di un indice con le persone coinvolte nei diversi Atti, quindi la ricerca, sia pur lunga (12 Notai x 20 anni = 240 volumi), è risultata nel complesso fattibile e soprattutto fruttuosa.
Infatti, dopo 6 o 7 sedute presso l’Archivio di Stato di Chieti, il 20/01/2025, consultando il gli Atti del Notaio Coli Francesco Paolo relativi all’anno 1781, ecco comparire sull’indice di detto volume “Enfiteusi - D. Domenico Madonna con Baldassarre Romagnoli” e, al suo interno, “Baldassarre di Giovanni Romagnoli di Villa Mozzagrogna”. Il documento è consultabile qui.
Preciso che “Enfiteusi” è una sorta di contratto di affitto, dove l’enfiteuta, colui che prende in affitto (Baldassarre), ha il dovere di pagare un canone annuale e di coltivare e migliorare il terreno, ma ha anche il diritto di affrancare il fondo, ovvero di diventarne proprietario pagando 15 volte (credo sia questa la quota) il prezzo del canone annuale. Erano inoltre contratti molto lunghi che generalmente abbracciavano ben “tre generazioni mascoline”.
Accertato il nome del padre di Baldassarre, sono andato quindi a consultare i dati, già in mio possesso, del Catasto Onciario del 1743 alla ricerca del suddetto Giovanni Romagnoli residente a Mozzagrogna.
Fortunatamente, delle 7 famiglie Romagnoli censite a Mozzagrogna, solo in una era presente un certo Giovanni con età tale da poter essere il padre di Baldassarre. Detta famiglia è quella riportata nella tabella sotto esposta.
CATASTO ONCIARIO - COMUNE DI MOZZAGROGNA 1743 - FAMIGLIA ROMAGNOLI SIMONE
|
GENERE |
RUOLO |
ANNI |
NASCITA |
Simone |
M |
Camparolo |
51 |
1692 |
Rosa di Federico Andreoli |
F |
Moglie |
40 |
1703 |
Sabatino |
M |
Figlio |
11 |
1732 |
Antonia |
F |
Figlia |
8 |
1735 |
Giovanni |
M |
Fratello accasato Bifolco |
38 |
1705 |
Maria Orfeo |
F |
Moglie |
32 |
1711 |
Santa |
F |
Figlia |
10 |
1733 |
Rosalia |
F |
Figlia |
8 |
1735 |
Leonardo |
M |
Figlio |
5 |
1738 |
Concezia |
F |
Figlia |
3 |
1740 |
Giampietro |
M |
Figlio |
1 |
1742 |
Domenico Presiano |
M |
Garzone |
21 |
1722 |
Domenico Di Rado |
M |
Garzone |
51 |
1692 |
|
||||
Totale once (lordo) |
180 |
|
|
|
Pesi (detrazioni) |
73 |
|
|
|
TOTALE ONCE (netto) |
106 |
|
|
|
Dopo ulteriori ricerche fatte all’archivio di Stato di Chieti e i cui risultati sono riportati di seguito, posso affermare con certezza che la famiglia in tabella è proprio quella del nostro Giovanni.
Di seguito i link al documento redatto in occasione della rilevazione del Catasto Onciario del 1743 della famiglia Simone Romagnoli, fratello maggiore di Giovanni (p. 1 e p. 2).
Rispetto alle diverse famiglie Romagnoli presenti nel comune di Mozzagrogna e Lanciano, quella di Simone sembra essere stata, in termini pro-capite, la famiglia con più once (patrimonio, ricchezza) e l’unica che annovera dei garzoni al suo interno.
In termini assoluti, invece, la famiglia con più once era quella formata dai figli maschi di un certo Silvestro Romagnoli, costituita da ben 36 individui. Sembra infatti che vivessero sotto lo stesso tetto ben 5 dei 6 figli maschi di Silvestro, ognuno con la propria famiglia formata mediamente da 7 componenti. A vivere sotto lo stesso tetto mancavano solo il figlio Domenico, il quale abitava con la sua famiglia a Lanciano, e le diverse figlie, delle quali al momento non si hanno notizie relative a numero, mariti e figli.
Da questa folta famiglia sembrerebbero provenire (da verificare) Ann’Angelica Romagnoli e (accertata) Clementina Romagnoli, madri rispettivamente di Angela Donata e del nostro Domenico.
Il Silvestro di cui sopra, era anche lo zio paterno di Simone e Giovanni. Era infatti il fratello del nostro Leonardo e di lui si parlerà diffusamene in seguito.
Tutte le famiglie Romagnoli censite a Mozzagrogna e Lanciano in occasione del Catasto Onciario del 1743 sono riportate nel seguente ALLEGATO 1.
Il padre di Angela Donata e marito di Ann’Angelica, Nicola Vincenzo Romagnoli, sembra invece provenire (probabilmente) da Sabatino di Simone (cugino di Baldassarre, vedi tabella sopra), da cui Antonio, da cui Basilio, da cui di nuovo Antonio, da cui di nuovo Basilio e, infine, Nicola Vincenzo, padre di Angela Donata e nonno del Nicola Vincenzo che i miei zii ancora ricordano. Aggiungo che il fratello di Nicola Vincenzo (mi riferisco sempre al padre di Angela Donata e non al nipote) era un certo Paolo, da cui Ettore, da cui Basilio e da cui la nostra cara Licia Romagnoli. Entrambe le famiglie sono conosciute in paese con il nome di “li Pitrinill”.
È da segnalare come il legame di parentela tra i cugini Sabatino e Baldassarre si sia rafforzato in occasione del battesimo della figlia di Baldassarre, durante il quale Antonio, figlio di Sabatino, e sua moglie Maddalena Martelli hanno svolto il ruolo di padrino e madrina (vedi qui).
Dalla tabella sopra esposta si ricava quindi che Giovanni condivideva la casa con suo fratello maggiore, Simone, sposato a sua volta con Rosa Andreoli di Federico e padre, nel 1743, di due figli: Sabatino (di cui abbiamo appena parlato) e Antonia. Inoltre, dall’Atto notarile qui allegato, Simone risulta essere il padre anche di un ulteriore figlio maschio, Vitantonio da cui non escludo la discendenza degli stessi “Pitrinill”, in precedenza attribuita al figlio di Sabatino, e non al fratello Vitantonio.
L’idea che sto recentemente maturando, tutta da verificare e che andrebbe a modificare quanto detto prima, è che dai figli maschi di Simone (fratello di Giovanni) provenga sia il padre che la madre della nostra Angela Donata. In particolare, dal primogenito Sabatino potrebbe discendere la madre di Angela Donata (nel suo ramo esiste infatti Francescopaolo di Sabatino, che io avevo in precedenza collegato a Sabatino di Silvestro e non a Sabatino di Simone); dall’altro figlio maschio, Vitantonio, potrebbe invece provenire Nicola Vincenzo, il padre di Angela Donata, nonché Paolo, padre di Basilio.
Al riguardo, la situazione risulta piuttosto confusa, in quanto esiste sia un Vitantonio fratello di Sabatino, che un Antonio figlio di Sabatino. Inoltre, tra Sabatino e suo fratello Vitantonio ci sono almeno 12 anni di differenza, per cui non escludo che il fratello Vitantonio sia stato erroneamente indicato come figlio nel documento che lo vede padrino nel battesimo della figlia di Baldassarre, dove si legge “patrinus fuit Antonius de Sabbatino Romagnoli”. La cosa andrebbe chiarita attraverso ricerche specifiche e non certo immediate.
Sono comunque convinto che la parentela con “li Pitrinill” sia precedente ad Angela Donata, moglie del nostro Domenico e non escludo che tale relazione includesse entrambi i genitori di Angela Donata: Nicola Vincenzo Romagnoli (padre) e Ann’Angelica Romagnoli (madre).
Rispetto a quella di Simone, più numerosa era la famiglia del nostro Giovanni, il quale, sposato con Maria Orfeo, aveva nel 1743 già 5 figli (3 femmine e 2 maschi), a cui vanno aggiunti almeno altri 2 maschi, Baldassarre e suo fratello Gennaro, citato nell’Atto di “Enfiteusi - D. Domenico Madonna con Baldassarre Romagnoli”, qui riproposto.
Del resto, ad oggi non sappiamo quanti di questi 7 figli abbiano formato a loro volta delle famiglie. Al riguardo, nell’atto notarile (qui allegato) del 1786 in cui la moglie di Giovanni, Maria Orfeo, vende un terreno, ho tovato la scritta “(…) fu Baldassarre Romagnoli ed altri suoi figli”. Questa espressione, oltre a confermare l’appartenenza di Baldassarre alla famiglia del nostro Giovanni, porta ad ipotizzare che il maschio di famiglia, vivente e più anziano, fosse proprio Baldassarre; naturalmente, il “fu” si riferisce al fatto che al 1786 Baldassarre era già deceduto (ricordo infatti che morì due anni prima nel 1784 all’età di circa 40 anni). Verrebbe quindi da ipotizzare che sia Leonardo che Giampietro - riportati nel Catasto Onciario del 1743 con anni rispettivamente di 5 e 1 - siano deceduti ancora prima di Baldassarre.
Focalizzandoci sui mestieri riportati nella tabella sopra esposta, va precisato che all’epoca il termine “Bifolco”, riferito al nostro Giovanni, non aveva una accezione negativa come oggi, ma indicava semplicemente “Guardiano di buoi; chi lavora il terreno coi buoi” (Enciclopedia Treccani). Del resto, nel Catasto Onciario di famiglia qui riproposto, si rileva la presenza di ben 5 “bovi aratori”, una vera e propria ricchezza per l’epoca e il contesto.
Per quanto riguarda invece il padre di Giovanni (che naturalmente era anche di Simone e, come vedremo in seguito, forse anche di una certa Pasqua), diversi sono gli atti notarili che indicano come nome Leonardo.
Il primo Atto che ho analizzato è stato quello del Notaio Tommaso Muzzini, datato 1744, relativo proprio a “Giovanni di Leonardo Romagnoli”. Del resto, che “Giovanni di Leonardo Romagnoli” sia proprio il nostro Giovanni riportato in tabella è certo per diverse ragioni. Innanzi tutto, c’è una coerenza di età (nel 1744 avrebbe avuto circa 40 anni); inoltre, il primogenito maschio di Giovanni si chiamava proprio Leonardo (certo, doveva essere il fratello maggiore Simone a rinnovare il padre, e forse questo è avvenuto, ma probabilmente l’elevata mortalità infantile di quegli anni ha fatto il resto); infine, analizzando anche altri Atti, spesso tra i confinanti dei terreni compare un certo “Simone di Leonardo” che, se direttamente coinvolto nell’Atto, viene indicato come “fratello germano” di Giovanni. Insomma, non ci sono dubbi sul nome del padre di Giovanni: si chiamava Leonardo.
Nel dettaglio, il documento in questione (il primo Atto analizzato) parla di un “censo” che in questo caso dovrebbe indicare una sorta di “rata”, in particolare una rata di 5 ducati e 2 carlini che Giovanni doveva annualmente corrispondere alla Chiesa di Santa Maria Maggiore di Lanciano per un prestito di 65 ducati al tasso dell’8% che la Chiesa fece nel maggio del 1743. Questo è quello che sembra essere scritto nella prima pagina dell’Atto notarile.
Va detto che il tasso, sia pur alto, dava comunque la possibilità ai contadini di prendere a prestito dei soldi, attraverso i quali si potevano comprare le terre lavorate qualora questi terreni fossero stati concessi in enfiteusi, termine di cui si è parlato in precedenza. L’Enfiteusi, questa sorta di “affitto”, garantiva infatti il diritto di poter comprare il terreno ad un prezzo stabilito che, lo ricordo, dovrebbe essere stato pari a 15 volte il canone annuo. Si intuisce comunque quanto fosse difficile all’epoca diventare proprietari.
Tra gli Atti notarili riguardante Giovanni, va senz’altro menzionato quello relativo ad un contratto proprio di enfiteusi della durata di “tre generazioni mascoline”, fatto insieme a Stefano di Silvestro Romagnoli e Pasquale di Donato Romagnoli per un terreno di 72 tomoli, pari a circa 24 ettari, di proprietà di Don Domenico Maria Mancini di Lanciano. L’atto notarile in questione è stato riesaminato in passato (forse da qualche discendente dei Mancini), poiché risulta sottolineato in più parti; del resto il terreno in questione non era certo trascurabile.
La sottoscrizione dell'atto da parte di Giovanni di Leonardo Romagnoli, Stefano di Silvestro Romagnoli e Pasquale di Donato Romagnoli suggerisce un legame di parentela tra loro. È possibile che fossero cugini e, di conseguenza, che Leonardo, Silvestro e Donato fossero fratelli. Infatti, come anticipato in precedenza, sicuramente Leonardo e Silvestro erano fratelli, come si evince dall’atto del Notaio Simone Peschio del 1702 qui riportato.
Come di consueto, si riporta l’elenco di date ed eventi riguardante Giovanni Romagnoli di Leonardo.
1705 - Nascita 1705 circa, Mozzagrogna
1731 - Matrimonio ipotizzato nel 1731 • Età 26 circa - Maria Orfeo (20 anni), Mozzagrogna
1733 - Nascita figlia • Età 28 - Santa Romagnoli, Mozzagrogna
1735 - Nascita figlia • Età 30 - Rosalia Romagnoli, Mozzagrogna
1738 - Nascita figlio • Età 33 - Leonardo Romagnoli, Mozzagrogna
1740 - Nascita figlia • Età 35 - Concezia Romagnoli, Mozzagrogna
1742 - Nascita figlio • Età 37 - Giampietro Romagnoli, Mozzagrogna
1744 e oltre - Nascita figlio • Età 39 e oltre - Gennaro Romagnoli, Mozzagrogna
1744 e oltre - Nascita figlio • Età 39 e oltre - Baldassarre Romagnoli, Mozzagrogna
17… - Morte (sicuramente prime dell’Atto notarile del 1786 e quindi ad una età non superiore a 81)
Da notare come i figli siano nati quasi sempre a distanza di 2 anni gli uni dagli altri.
Curiosità
Nei diversi Atti notarili, Giovanni viene indicato con il cognome “Romagnolo” e non “Romagnoli”.
Questo avvalora ulteriormente l’ipotesi delle origini romagnole della nostra famiglia. Del resto, quanto più ci si allontana con gli anni, tanto più è frequente trovare nei vari documenti il cognome “Romagnolo”. Ad esempio, nel Catasto del 1618 fatto dal Comune di Lanciano (precedente a quello del 1743 del Regno di Napoli), tutte le 10 famiglie presenti sono state tutte censite con il cognome “Romagnolo” (o “Romagnola” per le donne). Dei “Romagnolo” presenti nel Catasto di Lanciano del 1618 si parlerà in seguito.
A comprare i terreni di Maria Orfeo (moglie di Giovanni) e di Sabatino di Simone (nipote di Giovanni) fù Berardino Romagnoli, figlio di Domenico di Berardino di Silvestro, discendente di quella famiglia di 36 componenti. Non è difficile immaginare che Berardino, in quegli anni, fosse una persona autorevole nel paese. Del resto, suo padre Domenico è stato l’unico della “famiglia dei 36” che in quegli anni aveva studiato e, all’epoca, lo studio era senz’altro una importante leva sociale. Questa famiglia era del resto imparentata con i Signori dell'epoca di Rocca San Giovanni, ovvero la famiglia Croce, ma anche con i Carabba (noti per la casa editrice) e i Gamberale di Lanciano, i cui discendenti, trasferitisi a Napoli, godevano degli appellativi di Don o Donna.
Credo, ma è solo una mia ipotesi senza alcun dato, che alcuni discendenti di Berardino siano vissuti nel palazzo posseduto oggi dalla famiglia La Morgia a Villa Romagnoli, oggi disabitato e in parte venduto (in particolare, la vendita ha riguardato l’ala a ridosso della casa che mio nonno Silvestro vendette subito dopo la guerra al padre di Alberto Luciani (Mastro Alberto), quest’ultimo recentemente scomparso).
Documenti allegati
• Atto notarile - Silvestro e Leonardo Romagnoli vs Chiesa S. Chiara (1702). pp. 1-5
• Atto notarile - Giovanni e Simone vs Chiesa di San Martino (enfiteusi in Bello loco) (1731). pp. 1-11
• Catasto Onciario 1743 - Componenti famiglie Romagnoli a Mozzagrogna e Lanciano. pp. 1-5
• Catasto Onciario 1743 - Dettaglio famiglia Simone Romagnoli, fratello di Giovanni. p. 1 - p. 2
• Atto notarile - Giovanni di Leonardo Romagnoli vs S Agostino (1743). pp. 1-5
• Atto notarile - Giovanni di Leonardo Romagnoli vs S. Maria Maggiore (1743). pp. 1-8
• Atto notarile (censo) - Giovanni di Leonardo Romagnoli vs S. Maria Maggiore (1744). pp. 1-5
• Atto di enfiteusi - Giovanni di Leonardo Romagnoli e altri Romagnoli (Stefano e Pasquale) vs Mancini (72 tomoli - 1749). pp. 1-6
• Atto di vendita - Sabatino e Vitantonio di Simone Romagnoli vs Berardino Romagnoli (1785). pp. 1-6
La nascita di Baldassarre, poiché non presente nel Catasto Onciario del 1743, va collocata quantomeno nel 1744. Rispetto a tale anno, il padre avrebbe avuto circa 40 anni e la madre 35 anni. Ha avuto almeno 3 fratelli e 3 sorelle. Dei 3 fratelli, probabilmente due (Leonardo e Giampietro) sono deceduti prima della sua dipartita, mentre incerte sono le sorti dell’altro fratello Gennaro. Riguardo alle sorelle (Santa, Rosalia e Concezia) queste erano tutte più grandi di lui e al momento si hanno informazioni solo su Rosalia. Baldassarre si è sposato il 14 febbraio del 1772 con Pasqua De Marco, di circa 7 anni più grande nella Chiesa di Santa Lucia a Lanciano.
Di seguito i consueti dati anagrafici.
1744 e più - Nascita, Mozzagrogna
1772 - Matrimonio • Età 28 - Pasqua De Marco (35 anni), 14 febbraio 1772, Chiesa di Santa Lucia, Lanciano
1772 - Nascita figlio • Età 28 - Silvestro Romagnoli - 1772 circa, Mozzagrogna
1777 - Nascita figlia • Età 33 - Anna Saveria Romagnoli, 1777 circa, Mozzagrogna
1782 - Nascita figlia • Età 38 - Nicola Maria Romagnoli, 6 maggio 1782, Mozzagrogna
1784 - Morte • Età 40 - 26 agosto 1784, Mozzagrogna
Nonostante quindi la morte precoce (40 anni nella migliore delle ipotesi), Baldassarre è riuscito comunque ad avere 3 figli diventati poi adulti, un maschio e due femmine. Si è sposato il giorno di San Valentino ed è stato sepolto nella parrocchia di San Rocco di Mozzagrogna, come da Atto di morte rilasciato dal Comune di Mozzagrogna in occasione del matrimonio della figlia Nicola Maria Antonia. Nell’Atto si attesta il suo decesso all’età di circa 43 anni; tuttavia, va precisato che l’età di un defunto veniva quasi sempre stimata, o da un conoscente che comunica il decesso, o dall’addetto stesso alla registrazione. Spesso quindi ci si discostava - quasi sempre per eccesso e anche di parecchi anni - dall’età effettiva.
Curiosità
Il nome. Nel corso degli anni il nome ha subito dei cambiamenti: si è passati infatti da “Baltassar” nell’Atto di matrimonio del 1772 con Pasqua De Marco, a “Baldassarre” negli ultimi Atti, ad esempio in quello di morte del 1813 della moglie stessa.
Riguardo alle sue spoglie, mi piace pensare che siano state trasferite dal vecchio cimitero adiacente alla chiesa di San Rocco di Mozzagrogna alla tomba eretta dalla famiglia del Colonnello Rodolfo Romagnoli, situata nell'attuale cimitero di Mozzagrogna. In particolare, la tomba si trova sul viale centrale (visibile sulla destra quando si scende), contraddistinta dalla scritta “I ROMAGNOLI - 1568”.
Documenti Allegati
• Atto di matrimonio di Baldassarre Romagnoli con Pasqua De Marco (1772). p. 1 - p. 2
• Atto di enfiteusi - Baldassarre di Giovanni Romagnoli vs Don Domenico Madonna (1781). pp. 1-9
• Atto di morte di Baldassarre Romagnoli rilasciato nel 1814 (matrimonio Nicola Maria). p. 1
• Atto di vendita di Maria Orfeo vs Berardino Romagnoli (1786). pp. 1-9
Nelle famiglie analizzate, i maschi sono stati, spesso a causa di morti premature, sempre e solo uno per famiglia. Qui potrebbero essere presenti anche altri maschi, come i 3 fratelli di Baldassarre, ma è probabile che anche in questo caso a generare una discendenza sia stato solo Baldassarre. Dei fratelli di Baldassarre al momento non si conosce molto, se non il loro nome e l’età dei genitori alla loro nascita, considerando che il padre Giovanni è nato nel 1705 e la madre Maria Orfeo nel 1711.
Leonardo Romagnoli (1738), figlio di Giovanni Romagnoli e fratello di Baldassarre.
Si presume sia morto prima di Baldassarre (1744-1784).
Gianpietro Romagnoli (1742), figlio di Giovanni Romagnoli e fratello di Baldassarre.
Si presume sia morto prima di Baldassarre (1744-1784).
Gennaro Romagnoli (1743 e oltre), figlio di Giovanni Romagnoli e fratello di Baldassarre.
Dall’Atto notarile citato in precedenza si sa che Gennaro aveva in enfiteusi un terreno di Don Domenico Madonna (qui e qui alcune foto del palazzo Madonna a Lanciano), precedentemente posseduto dalla famiglia Mancini, poi ceduto al fratello Baldassarre, il quale a sua volta già aveva in enfiteusi i terreni confinati appartenenti sempre al suddetto Don Domenico Madonna. Quest’ultimo, come accennato sopra, ha ereditato i terreni dalla moglie Donna Giovanna Mancini. Al riguardo, si segnala la presenza in passato del Borgo Mancini, situato a ridosso dell’attuale Villa Comunale di Lanciano. Forse, ma non ne sono sicuro, parliamo dell’area attraversata da via del Mancino, in pratica quella che va da via del Verde a via Santo Spirito.
Anche in questo caso, si è scelto di non riportare nel presente capitolo la madre e le sorelle del capostipite più anziano qui descritto, ovvero Giovanni.
Maria Orfeo (1705-….), moglie di Giovanni Romagnoli e madre di Baldassarre.
Non si conoscono i dettagli della famiglia di origine di Maria Orfeo. Tuttavia, è molto probabile, se non certo, che provenisse da Mozzagrogna, vista l’esistenza all’epoca della via “delli Orfei” e la presenza ancora oggi di famiglie con questo cognome (tra queste anche quella di un mio compagno di scuola, Mario Orfeo, tanto svogliato, quanto intelligente).
Si dispone tuttavia dell’Atto di vendita di un terreno, qui di nuovo allegato, che risulta di particolare interesse poiché descrive la condizione in cui versava la vedova Maria dopo la scomparsa del figlio Baldassarre. Nell’Atto di vendita, a pagina 7, è infatti allegato un documento redatto da un altro notaio, in cui si descrive quanto fosse necessaria la vendita del terreno, a causa delle difficili condizioni in cui versava la donna (comunque ottantenne).
Forse all’epoca le donne non potevano vendere senza una reale necessità e quindi il tutto andava messo per iscritto da un Notaio. Focalizzando l’attenzione sull’allegato, si legge, e modo abbastanza chiaro: “Maria Vedova di Giovanni Romagnoli della Villa Mozzagrogna, con devote suppliche espone a V.M. (forse Vostra Magnificenza, oppure non è V.M., ma V.R. e in questo caso potrebbe essere la sigla del notaio, Vincenzo Renzetti, che ha redatto l’allegato), come da anni si trova confinata a letto senza potere agire perché storpia nei piedi, ed altre parti del corpo. La di lei dote ascende alla somma di cento venti ducati, la quale in parte si rifece su di un membro di Casa Superiore (credo sia qualche Ente ecclesiastico dell’epoca) del prezzo di ducati ventisette, e su di una superficie di territorio in contrada delle Coste del valore di ducati trenta, a cui stava (…) un capitale di Censo della Santa Casa del Ponte della Città di Lanciano. Manca alla povera supplicante la maniera di sostenersi nella sua infermità e vecchiaia. Quindi ha bisogno di vendere tali beni. Ricorre pertanto da V. R., e la supplica di ordinare che le sia lecito di fare ciò, perché vedova. …”.
Anche se forse si è voluto accentuare la difficile condizione della donna, restano comunque le oggettive difficoltà che la famiglia attraversava in quegli anni, data la prematura scomparsa di Baldassarre. Essendo lei nata nel 1705 e l’atto di cui sopra del 1786, si può sostenere che sia vissuta almeno 81 anni.
Santa Romagnoli (1733-….), figlia di Giovanni Romagnoli e sorella di Baldassarre.
Al momento non si hanno ulteriori informazioni.
Rosalia Romagnoli (1735-1789), figlia di Giovanni Romagnoli e sorella di Baldassarre.
Va precisato che informazioni sotto esposte si riferiscono ad una Rosalia che molto probabilmente era la figlia del nostro Giovanni. Suo marito, infatti, Tommaso di Tullio, ha avuto nell’ambito di un Atto notarile la procura di Gennaro Romagnoli, fratello di Rosalia. Di qui l’accostamento.
Quando Rosalia Romagnoli è nata nel 1735 circa, suo padre, Giovanni Romagnoli, aveva 30 anni e sua madre, Maria Orfeo, ne aveva 24 anni. Si è sposata con Tommaso Di Tullio (1738-1785) di Nicola con il quale ha avuto 2 figli: Carmela (1764-1830) e Giuseppe (1768-1830). Carmela si è sposata con Eleuterio Matassa (1758-1822) di Tommaso e ha avuto 3 figli: Giuseppe (1796-1846), Rosa Maria (1800-1882) e Stefano (1807-1878). Le loro discendenze sono visibili qui. L’altro figlio di Rosalia, Giuseppe, si è invece sposato con Nicola Maria Caporrella (1869-1811) di Berardino e con lei ha avuto 4 figli, le cui discendenze sono qui riportate. Giuseppe si è sposato inoltre altre due volte, ma senza avere ulteriori figli. Rosalia è morta, il 15 settembre 1789 all’età di 54 anni, 4 anni dopo la morte del marito.
Pasqua De Marco (1737-1813), moglie di Baldassarre Romagnoli e nuora di Giovanni
Pasqua De Marco è nata nel 1737, figlia di Giacomo De Marco e Rosaria Romagnoli/Fattore. Riguardo alla mamma, una fonte parla infatti di Fattore, un'altra di Romagnoli; probabilmente erano la stessa persona, poiché nelle mie ricerche ho trovato due Atti notarili riferiti a maschi di cognome “Romagnoli alias Fattore”. Sembra quindi che nel ‘700 ci fossero dei Romagnoli che si facevano chiamare anche Fattore.
Riguardo alla famiglia di origine, essa risulta censita nel catasto onciario del 1743, nel quale tuttavia non viene specificato il cognome della madre (stranamente, per nessuna delle mogli censite in questa numerosa famiglia viene indicato il cognome). Si ricava comunque che risiedeva a Villa Stanazzo, che aveva 4 fratelli (Nicolò, Giovanni, Carmine e Anna Rosa) e che era la terzogenita. Non si esclude, da Atto notarile del 1774 del Notaio V. Torrese, un secondo matrimonio del padre da cui ebbe ulteriori figli (Agostino, Salvatore e Donato). Come detto sopra, dal catasto onciario e da alcuni Atti del 1744 del Notaio Peschio, si ricava per Pasqua una famiglia di origine particolarmente numerosa. Abitavano infatti sotto lo stesso tetto anche gli altri tre fratelli del padre con le rispettive famiglie (Tomaso, Agostino e Nobile), per un totale di 24 persone censite nel 1743. Inoltre, da Atti notarili si evince un forte legame di questi quattro fratelli anche con altri “fratelli cugini”. Insomma, una famiglia molto estesa e unita, dove tra i cugini vi erano anche due sacerdoti (Don Francesco Antonio e suo nipote Don Vincenzo).
Tornado a Pasqua, il 14 febbraio 1772 ha sposato nella chiesa di Santa Lucia di Lanciano, Baldassarre Romagnoli, di circa 7 anni più giovane, con il quale ha avuto 3 figli: Silvestro, Anna Saveria e Nicola Maria Antonia. È rimasta vedova all’età di 38 anni e sembra non si sia più risposata. All’età di 75 anni ha assistito alla morte della figlia Anna Saveria di anni 35 ed è deceduta l’anno successivo il 17 agosto 1813 nel Comune di Mozzagrogna all’età di 76 anni, poco prima del matrimonio della figlia Nicola Maria Antonia.
Anna Saveria Romagnoli (1777-1812), figlia di Baldassarre e sorella di Silvestro
Quando Anna Saveria Romagnoli è nata nel 1777 circa, suo padre, Baldassarre Romagnoli, aveva 37 anni e sua madre, Pasqua De Marco, ne aveva 32 anni. Ha perso il padre all’età di 7 anni. Si è sposata con Pietro Romagnoli, figlio di Ferdinando e di Erminia Di Rado, con il quale ha avuto all’età di 33 anni, il 10 marzo 1810, una figlia di nome Ermilia. Purtroppo, anche per Anna Saveria la sorte è stata analoga a quella della nipote Eufemia: dopo la prematura morte della figlia, il 29 luglio 1812 all’età di 35 anni muore anch’essa. Il marito si risposa il 18 febbraio 1813 con Addolorata Pace con la quale ha un figlio (Ferdinando) che tuttavia non supera l’anno di vita.
Maria Nicola Romagnoli (1782-1850), figlia di Baldassarre e sorella di Silvestro
Quando Maria Nicola Romagnoli è nata il 6 maggio 1782 a Mozzagrogna, suo padre, Baldassarre Romagnoli, aveva 42 anni e sua madre, Pasqua De Marco, aveva 37 anni. Difficilmente ha avuto ricordi del padre, poiché quest’ultimo è morto che lei aveva solo 2 anni. Quando aveva 30 anni è venuta invece a mancare la sorella e l’anno successivo perse la madre, la quale comunque fece in tempo a consentire al suo matrimonio, avvenuto sei mesi dopo in data il 17 febbraio 1814 a Mozzagrogna con Giosia Maramieri (1790-?), figlio di Vincenzo fu Giovanni e di Anna Marinesi. Giosia era il fratello di Giovanni Maramieri, il quale ha sposato, 5 anni dopo, Camilla Romagnoli (la primogenita di Silvestro) di cui si è parlato in precedenza. Nicola Maria e Camilla erano infatti rispettivamente zia e nipote. Va detto che Giosia era vedovo di Maria Giuseppa Battistella morta all’età di 23 anni e, qualche giorno dopo, è venuta a mancare anche la figlia di 2 mesi. Tornando a Nicola Maria, con Giosia ha avuto 5 figli: 4 (Vincenzo, Maria Letizia, Donato e Domenica Angiola) morti anch’essi prematuramente, mentre il terzogenito, Celideo (1818-1887), è riuscito a sopravvivere. Questi si è sposato due volte, prima con Clorinda Di Lallo e poi con Maria Elisabetta Pasquini, ma non si hanno al momento informazioni circa l’eventuale discendenza. Nicola Maria aveva 52 anni quando è morto il fratello Silvestro, mentre lei è venuta a mancare il 13 dicembre 1850 all’età di 68 anni.
Curiosità
Le strade di allora. Nella lettura dei diversi certificati di nascita/morte, mi sono appuntato alcuni nomi delle strade di allora, quasi sempre nomi delle famiglie che vi risiedevano: strada dei Luciani, dei Macelli, delle case dei Signori Maranca, dei Marconi in Romagnoli, dei Melizza, degli Orfeo, di Pietracostantina, dei Perilli, dei Romagnoli, di Santa Maria Imbaro, di San Rocco, dei Zuccarini. Preciso tuttavia che l’elenco è incompleto.
Documenti Allegati
• Catasto onciario della Famiglia di Pasqua de Marco (capo fam. Tomaso di Marco) (1743). p. 1
• Atto di vendita di Maria Orfeo vs Berardino Romagnoli (1786). pp. 1-9
• Atto di morte di Rosalia Romagnoli di Giovanni (1811). p. 1
• Atto di morte di Anna Saveria Romagnoli di Baldassarre (1812). p. 1
• Atto di morte di Pasqua de Marco, moglie di Baldassarre (1813). p. 1
• Processetto matrimonio di Nicola Maria Romagnoli di Baldassarre e Giosia Maramieri (1813). p. 1-2-3-4-5
• Atto di matrimonio di Nicola Maria Romagnoli di Baldassarre e Giosia Maramieri (1814). p.1 - p.2
• Atto di morte di Nicola Maria Romagnoli di Baldassarre (1850). p. 1
Naturalmente, più si va indietro con gli anni e più è difficile trovare informazioni. Tuttavia, con grandissima fortuna il giorno 26 marzo 2025, ho scoperto un Atto notarile in cui Silvestro Romagnoli, fratello del nostro Leonardo, il giorno 25 marzo 1719 (quindi esattamente 306 anni e 1 giorno prima della mia scoperta), all’età di circa 70 anni, va dal Notaio Berardo De Luca e fa una dichiarazione sulle sue origini genealogiche.
Avete capito bene, va dal notaio e fa trascrivere nero su bianco le origini della sua famiglia che il padre Stefano gli aveva raccontato, nonché le parentele che aveva sul territorio.
Il giorno di questa scoperta è stato indubbiamente memorabile e merita di essere raccontato con una breve descrizione dell'accaduto. Come detto sopra, esattamente 306 anni e un giorno dopo il rogito di Silvestro, mi reco verso le 10 presso Archivio di Stato di Chieti a fare la mia consueta ricerca di Atti notarili riguardanti dei Romagnoli. Tuttavia, poco prima di entrare nella sala studio, mi accorgo di aver dimenticato gli occhiali. Provo comunque a leggere i documenti precedentemente richiesti. Impossibile. Prendo allora la macchina e cerco una farmacia che vendesse occhiali da lettura. Trovo la farmacia, scelgo gli occhiali e torno in Archivio. Gli occhiali scelti erano belli, ma graffiati. Torno in farmacia, sostituisco gli occhiali, ritorno all’Archivio e finalmente inizio con le mie ricerche verso le 11.30.
Nonostante l’imprevisto, la giornata comincia bene, anzi benissimo: nel primo volume del 1710 trovo subito un Atto notarile che Simone Romagnoli (fratello del nostro Giovanni), insieme a sua madre, fece con la Chiesa di Santa Lucia. Mi ero quindi seduto da poco e già trovo il nome della madre di Giovanni e della moglie di suo padre Leonardo, Francesca Romagnoli.
Sono quindi già ampiamente soddisfatto dell’esito della giornata. Continuo comunque a consultare i volumi richiesti. Vado avanti fino alle 16 senza interruzioni, trovando altri Romagnoli e diversi Di Campli, che comunque fotografo con attenzione. Mi mancano solo 2 volumi: quello del 1719 che, non avendo un indice, accantono subito, e quello del 1720, che analizzo ma senza trovare nulla. A questo punto potrei tornare a casa comunque soddisfatto della scoperta fatta all’inizio. Tuttavia, mancando ancora un po’ per la chiusura decido di sfogliare pagina per pagina quel volume del 1719 che avevo accantonato perché privo di indice (probabilmente si era staccato). A circa metà volume ecco comparire il nome di Silvestro Romagnoli. Contento, fotografo pensando comunque che fosse il solito atto di affitto di terreni. Non avevo quindi capito l’importanza del documento, importanza che ho scoperto solo il 4 aprile 2025, un’altra data storica, quando con caparbietà ho cercato di capire cosa ci fosse scritto, attratto da quel “Stefano Romagnoli suo Padre”.
Come accennato, i contenuti di questo documento si spingono oltre il semplice nome paterno del nostro Leonardo. Tuttavia, preferisco rimandare la loro trattazione nelle sezioni successive, così da mantenere anche un po’ di suspense. Non sono molte del resto le informazioni da inserire in questo capitolo, sia per quanto riguarda gli uomini che le donne di famiglia.
L’anno di nascita di Stefano è stimabile ricordando che il suo primogenito Silvestro, dichiarando nel 1719 di avere circa 70 anni, era nato nel 1651 circa, mentre l’altro figlio, il nostro Leonardo, potrebbe essere nato all’incirca nel 1665. Da queste informazioni, possiamo quindi immaginare che il nostro Stefano sia nato all’incirca nel 1625. Nel documento si parla anche di un certo avo di nome Matteo. Va detto che nei primi del ‘700 la parola “avo” identificava il nonno e non un semplice antenato come oggi accade. Per cui conosciamo anche il nome del nonno di Silvestro, ovvero il padre di Stefano: Matteo, nato presumibilmente alla fine del ‘500, in quanto, come vedremo in seguito, nel catasto pre-onciario del 1618 risulta un “Matteo Romagnolo” già capofamiglia.
Ad oggi non si conosce il nome della moglie di Stefano. Nel documento “rivelatore” vengono tuttavia nominati alcuni parenti “Martello”, ossia Martelli, e “Casalanguida” (si ricorda Maria Palma Antonia Casalanguida, moglie del nostro Nicola di Silvestro).
Si potrebbe ipotizzare che queste due famiglie siano quelle rispettivamente della moglie e della madre di Silvestro. Nel documento sembrano infatti non esserci dei chiari riferimenti sul rapporto di parentela con dette famiglie; tuttavia, vengono comunque nominate altre parentele legate ai “Romagnoli” e di cui si parlerà nel prossimo capitolo.
Sul rinnovo del nome Stefano, probabilmente Silvestro attribuì inizialmente al suo primo figlio maschio il nome del padre Stefano, ma questo forse bambino morì in tenera età. La successione anagrafica registrata nel Catasto Onciario del 1743 è infatti: Giuseppe (primogenito), Angelo Antonio, Stefano e Domenico (stesso anno di nascita, probabili gemelli), Berardino e Sabbatino. Probabilmente Silvestro, dopo la prematura scomparsa del suo primogenito, potrebbe aver riproposto il nome Stefano in occasione del parto gemellare successivo. Sarebbe interessante conoscere in base a quale criterio abbia scelto di assegnare il nome Stefano a uno dei due figli, forse al primo venuto al mondo. Si fa notare infine che Domenico, l’altro gemello, è stato l’unico a lasciare il nucleo familiare originario, stabilendosi a Lanciano.
Il nuovo Stefano, pur essendo il terzogenito, perpetuò il nome del padre Silvestro, e per un periodo suo figlio Silvestro condivise la residenza nella strada “delli Romagnoli” con il nostro Silvestro di Baldassarre.
Da sottolineare, infine, che da Stefano di Silvestro discende - tra gli altri - l’intero ramo dei “Franzesi”, inclusa Clementina Romagnoli, moglie di Silvestro di Nicola e madre del nostro Domenico.
Come precedentemente illustrato, il nostro Leonardo, figlio di Stefano, ha avuto con certezza un fratello maggiore di nome Silvestro. La sua data di nascita può essere collocata intorno al 1665, come suggerito dal Catasto Onciario del 1743, dove il primogenito Simone risulta nato nel 1692. In tale data Leonardo avrebbe avuto circa 27 anni. Per la nascita di Giovanni avvenuta intorno al 1705, Leonardo avrebbe invece avuto circa 40 anni. Non si escludono altri figli maschi e, cosa più probabile, delle femmine. Tra queste dovrebbe esserci infatti una certa Pasqua Romagnoli.
Di Leonardo conosciamo la moglie, Francesca Romagnoli. Come anticipato sopra, esiste infatti un Atto del Notaio Berardino De Luca del 1710 dove sono coinvolti, da un lato, la Chiesa di Santa Lucia di Lanciano, e dall’altro, Simone Romagnoli e sua madre Francesca Romagnoli. Ricordo che Simone era il fratello maggiore del nostro Giovanni.
Il documento, qui allegato, è in parte scritto in latino e non è stato da me ancora sufficientemente decifrato.
Dal suddetto Atto si ricava tuttavia che Francesca Romagnoli nel 1710 fosse già vedova, indicando che Leonardo morì tra il 1705 (anno di nascita di Giovanni) e il 1710, all’età di circa 45 anni, poco più di suo nipote Baldassarre o del nipote di quest’ultimo, Nicola.
Possiamo ipotizzare come anno della sua dipartita il 1706, un anno che come vedremo in seguito è stato caratterizzato da un intenso terremoto con un primo epicentro nei pressi di Campo di Giove. Naturalmente è solo un’ipotesi.
Riguardo all’oggetto dell’Atto notarile, si parla di un terreno confinate con Silvestro Romagnoli, fratello di Leonardo. Tuttavia, oltre a Silvestro, non si escludono altri fratelli. Il più probabile è un certo Donato, il cui figlio Pasquale risulta coinvolto in un Atto di enfiteusi relativo ad un cospicuo appezzamento di terreno (circa 24 ettari) insieme al nostro Giovanni e a Stefano Romagnoli, figlio di Silvestro e del quale si è parlato in precedenza.
Documenti allegati
• Atto notarile - Silvestro e Leonardo Romagnoli vs Chiesa S. Chiara (1702). pp. 1-5
• Atto notarile - Silvestro Romagnoli (dichiarazione) (1719). pp. 1-4
Francesca Romagnoli (1670 circa - ….), moglie di Leonardo Romagnoli
Al momento non si hanno ulteriori informazioni, oltre alla sua menzione come vedova nel 1710. L’anno di nascita è stato stimato.
Pasqua Romagnoli (...), forse figlia di Leonardo e sorella di Giovanni Romagnoli
L'ipotesi che Pasqua Romagnoli sia sorella di Giovanni e Simone si basata su diverse evidenze, sebbene non vi siano certezze assolute. Dall’Atto notarile qui allegato emerge infatti che era figlia di un certo Leonardo di Villa Mozzagrogna. Inoltre aveva un’età compatibile con quella dei fratelli, visto che nel 1749 era già vedova. A queste considerazioni si aggiunge che era vissuta a Villa Stanazzo, il paese da cui proveniva la moglie di Baldassarre (Pasqua De Marco), nonché la prima moglie di Silvestro Romagnoli di Nicola. Con buone probabilità potrebbe quindi essere una sorella di Simone e Giovanni. In ogni caso, dall’Atto sappiamo che si era sposata con Donato Di Pietro di Villa Stanazzo, con il quale ha avuto almeno un figlio maschio di nome Tommaso e da questo almeno un nipote di nome Pasquale.
Documenti allegati
• Atto notarile - Francesca Romagnoli e suo figlio Simone vs Chiesa di Santa Lucia (1710). pp. 1-7
• Atto di donazione di Pasqua Romagnoli vs figlio Tommaso Di Pietro e nipote Pasquale (1749). pp. 1-7
Se hai pensato di saltare la lettura degli antenati trattati in precedenza perché trovi più interessante scoprire le origini del tuo ultimo capostipite (e lo capisco), personalmente ti invito a non farlo, quelli prima di Matteo potrebbero non essere d’accordo, e sono tanti.
Siamo quindi giunti al capostipite più antico, almeno ad oggi: Matteo, nato presumibilmente alla fine del ‘500.
Grazie al catasto pre-onciario di Lanciano, abbiamo conferma dell’esistenza nel 1618 di un certo “Matteo Romagnolo”, capofamiglia, residente in una delle Ville di Lanciano, in particolare a Villa Pietra Costantina, in modo sommario, l’antica Mozzagrogna. Sulle denominazioni e, più in generale, sulla storia caratterizzante le attuali Mozzagrogna, Villa Romagnoli e Santa Maria Imbaro, si parlerà diffusamente nel prossimo capitolo.
Oltre al catasto pre-onciario, saranno qui mostrati tutti i contenuti presenti nel rogito del 1719, in cui l’anziano Silvestro Romagnoli fece trascrivere dal notaio De Luca le sue origini di famiglia che il padre Stefano gli aveva tramandato. In realtà, il rogito è stato allegato anche nel capitolo precedente, ma senza declamarlo troppo, accennando solo ad alcuni suoi contenuti e soprattutto senza una adeguata traduzione/trascrizione.
Prima di analizzare in dettaglio l’Atto notarile del 1719, consideriamo il catasto pre-onciario, attraverso il quale è possibile:
- validare l’esistenza di Matteo Romagnoli;
- verificare la presenza di famiglie “Romagnolo” citate nell’Atto del 1719;
- entrare nel merito dei beni posseduti dai diversi capifamiglia.
Anticipando alcuni dei contenuti del prossimo capitolo, possiamo dire che nel 1618 l’attuale Villa Romagnoli era, a causa di carestie e pestilenze, quasi disabitata. La Villa di Lanciano più popolata era invece quella di Pietra Costantina (la parte più a sud dell’attuale Mozzagrogna). Tra le Ville di Lanciano c’erano anche Santa Maria a Mare (l’attuale Santa Maria Imbaro), Stanazzo, Canapara (vicino all’attuale Villa Scorciosa) e Cotellessa, quest’ultima collocata tra Lanciano e Treglio, credo nell’attuale contrada di Torre Sansone. L’insieme dei quartieri e delle Ville censite è comunque qui visibile.
Prendendo in esame tutti i “Romagnolo/a” censiti nel catasto pre-onciario del 1618, si ricava la seguente tabella.
I "ROMAGNOLO/A" NEL CATASTO PRE-ONCIARIO DI LANCIANO DEL 1618
NOME DEL CAPOFAMIGLIA |
QUARTIERE/VILLA |
NOTE |
Lanciano Vecchia |
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Lanciano Vecchia |
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Borgo |
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Borgo |
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Borgo |
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Borgo |
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Borgo |
Terreno confinante con Tomasso |
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Borgo |
Terreno confinante con Simone |
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Villa Pietra Costantina |
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Villa Cotellessa |
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Molto probabilmente, il Matteo di cui parla Silvestro è proprio quello evidenziato sopra.
Cliccando sui singoli nomi, è possibile accedere ai beni rilevati in occasione del suddetto catasto.
Notiamo come il nostro Matteo possedesse solo un terreno a Santa Vittoria e come i più agiati, oltre a Tomasso, fossero quelli residenti, non a caso, a Lanciano Vecchia, il primo e più importante quartiere di Lanciano. Da notare inoltre la maggiore cura stilistica e grafica riservata ai cittadini di Lanciano rispetto ai residenti delle Ville.
La tabella mostra comunque come gran parte delle famiglie “Romagnolo/a” fosse concentrata a Lanciano, in particolare nel quartiere Borgo. Confrontando questi dati con quelli del Catasto Onciario del 1743, ovvero 125 anni più tardi, emerge una situazione completamente ribaltata: i "Romagnoli" risultano concentrati quasi esclusivamente a Villa Mozzagrogna.
NUMERO DI FAMIGLIE ROMAGNOLI REGISTRATE NEI CATASTI DEL 1618 E 1743
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ANNO 1618 |
ANNO 1743 |
Lanciano |
8 |
2 |
Villa Mozzagrogna |
1 |
7 |
Villa Pietra Costantina |
1 |
0 |
Villa Cotellessa |
1 |
0 |
TOTALE |
10 |
Sembra quindi che dal 1618 al 1743 queste famiglie “Romagnolo/a” si siano spostate da Lanciano a Villa Mozzagrogna che, come vedremo nel prossimo capitolo, all’epoca coincideva in gran parte con l’attuale Villa Romagnoli1. Si precisa inoltre che una delle due famiglie Romagnoli censite nel 1743 a Lanciano era quella di Domenico Romagnoli, figlio di Silvestro Romagnoli (di cui si andrà a breve ad analizzare l’Atto notarile) e delle cui vicende si è parlato in precedenza, soprattutto con riferimento al suo gemello Stefano.
Le ragioni di questo spostamento potrebbero essere diverse: la fuga dalla peste del 1656, la fase ormai decadente attraversata dalle Fiere di Lanciano, le opportunità legate ad un territorio in gran parte disabitato.
Da questa prima analisi, sembra quindi evidente che i “Romagnoli” si siano prima insediati a Lanciano e in seguito si siano spostati nell’attuale Villa Romagnoli, andando a ripopolarla.
Analizzando l’Atto notarile di Silvestro, datato 25 marzo 1721, si potrebbe tuttavia formulare anche un’altra ipotesi, che non esclude del tutto la precedente, ma che potrebbe in qualche modo completarla o comunque offrire un quadro più esaustivo sui possibili eventi accaduti.
Del resto, prima bisogna ricordare come siano nati i cognomi. In questo, il Concilio di Trento (1545-1563) ha avuto un ruolo fondamentale. Con esso infatti la Chiesa cattolica impose nella registrazione dei battesimi, matrimoni e morti, l’obbligo di indicare, oltre al nome, anche un cognome fisso, che fino ad allora poteva essere variabile o assente. Quindi, sebbene i cognomi esistessero già da secoli (soprattutto tra nobili e in ambito urbano), fu dal Concilio di Trento in poi che il loro uso si diffuse in modo capillare e istituzionalizzato in tutta Italia, diventando ereditario e obbligatorio nei registri parrocchiali.
Come mai questa premessa? Perché Silvestro, nel suo Atto descrive, oltre alle famiglie “Martello” e “Casalanguida”, anche altre 3 famiglie partendo dal semplice nome; in particolare, si parla delle famiglie di Andrea, di Giovanni Marino e di Giovanni Battista. Da notare che tutti e tre questi nomi compaiono nel catasto pre-onciario del 1618. Ad essi si aggiunge, nell’ambito della famiglia “Casalanguida”, anche un certo Rocco Pasquino, e Pasquino è anch’esso un nome presente nel catasto pre-onciario.
Quindi, dei 10 nomi - e sottolineo nomi e non cognomi - elencati in tabella, ben 5 (compreso il nostro Matteo) sembrerebbero citati nell’Atto del 1719. Ciò naturalmente non significa che le persone presenti nell’Atto siano le stesse elencate nel catasto pre-onciario, proprio perché si sta facendo riferimento ai loro nomi e non ai cognomi, ma non mi meraviglierei se fossero proprio loro.
E qual era il cognome o soprannome di questi parenti presenti nell’Atto del 1719? Romagnoli?
Escludendo quelli legati probabilmente alla moglie o alla madre, “Martello” e “Casalanguida”, ognuno di essi aveva almeno 2 soprannomi, ma nessuno era Romagnoli. In particolare, troviamo:
- Andrea, detto “Andreone d’ancona” ma anche “Andrioli”;
- Giovanni Marino2, detto “Andreone d’ancona” ma anche “Andrioli”;
- Giovanni Battista, detto “d’ancona”, ma anche “Santa Venere”.
È chiaro che in quel periodo storico i cognomi erano ancora molto instabili, non ben consolidati e potevano persino variare da padre a figlio nelle diverse registrazioni.
Emblematico è il caso di Andrea che, dopo essere stato probabilmente registrato come “Romagnolo” nel catasto del 1618, continuava ad essere chiamato “Andreone d’Ancona”. Questo soprannome si trasformò successivamente in “Andrioli”, per poi evolversi fino all’attuale cognome “Andreoli”. Non escludo che siano stati proprio questi “Andreone d’Ancona” e i loro discendenti a dare origine a Villa Andreoli, anzi lo reputo molto probabile, considerando anche che la Villa fu fondata agli inizi del ‘700.
A considerazioni analoghe potrei giungere pensando al citato “Rocco Pasquino” e all’omonima Contrada Pasquini di Lanciano che si trova anch’essa nelle vicinanze, in particolare in zona Bello loco o Belvedere, zona che, almeno secondo gli studiosi del tempo, una volta era territorio proprio di Mozzagrogna e dove lo stesso Silvestro aveva dei terreni in enfiteusi. Del resto, uno degli aspetti che maggiormente colpisce di questo documento è il soprannome con cui sono stati identificati i nostri più stretti antenati prima di assumere definitivamente il cognome Romagnoli:
d’Ancona o Santa Venere
Sorprese finite? No. Nel documento viene esplicitamente detto (anche se facilmente intuibile) che prima di giungere nel lancianese, i nostri avi sembra abitassero ad Ancona.
Questo infatti è quello che si legge nel documento quando si parla della parentela con Giovanni Battista:
“Se fa egli stesso dichiarante ..essere il fu Matteo suo avo (nonno) Paterno, parente del detto Giovanni Battista, ovvero detto d’ancona, o anche Santa Venere, che venne d’Ancona, come venne detto suo avo (nonno), aver … (sentito) dire dal fu Stefano Romagnolo suo Padre, e che la parentela loro era stata fatta in Ancona;”
Il documento originale viene di nuovo allegato (p. 1 - p. 2), ma soprattutto riporto qui di seguito la traduzione, sia pur parziale, nonché alcune osservazioni rispetto ai nomi citati e presenti nel catasto pre-onciario del 1618. Per una migliore comprensione del testo sotto riportato, ricordo che nei primi del ‘700 “avo” significava “nonno” e “si richiamano” era da intendere come “dichiarano di discendere”.
ATTO NOTARILE DI SILVESTRO ROMAGNOLI (ANNO 1719)
|
Nel nome di Dio, Amen Oggi, venticinque marzo mille settecento diciannove … …. Lanciano, …. Dom. Coli … |
|
(In mia presenza è comparso) Silvestro Romagnoli, Villa Mozzagrogna …. di anni settanta circa … di sua spontanea volontà, ... sul punto di morte fece fede, ha testimoniato, e del quale giura… parlando in lingua volgare R. mi sta dichiarando di aver conosciuto il fu Giovanni |
|
Martello, che fu Padre d’Agostino Martello vivente, e di Marco, e Antonio Martello, come (anco) il fu Giacomo Martello, e Matteo Martello vivente fratelli, che abitavano in Contrada delli Martelli dominio di questa città; |
|
Di più certifica, che il fu Domenico Antonio Casalanguida pigliò moglie Dianora, sorella del fu Rocco Pasquino, che fu madre di Rocco, e Tomaso Casalanguida figlia- stri di Domenico Antonio, … stati fatti eredi del detto Domenico Antonio .. … si richiamarono (dichiar. di discen.) di Casalanguida; e detto Tomaso pigliò moglie France- sca sorella di Domenico Antonio Casalanguida; Di più testifica aver cono- |
|
sciuto Andrea, seù (ovvero) Andreone d’ancona alias andrioli Padre di Pietro, e Tomaso, come ancora il fu Giovanni Marino Padre di Filippo, Nicola e altri fratelli viventi, e si richiamavano (dichiar. di discendere) d’andreone d’ancona alias An- drioli, conformepresente... si richiamano (dichiar. di discend.) Leonardo figlio di detto Pietro e detti Filippo, Nicola e altri fratelli viventi figli del detto Giovanni Marino; In- |
|
oltre testifica aver conosciuto Giovanni Battista, detto d’ancona Padre del fu Silvestro, quali si richiamarono (dichiar. di discend.) d’ancona, ossia Santa Venere con stesse preferenze. Si richiama (dic. di discend.) Carlo vivente, figlio del detto fu Silvestro ..abitare nella Contrada di Santa Venere dominio di detta Città; e queste |
|
…. Se fa egli stesso dichiarante ..essere il fu Matteo suo avo (nonno) Paterno parente del detto Giovanni Battista, ovvero detto d’ancona, o anche Santa Venere, che venne d’Ancona, come venne detto suo avo (nonno), aver in.. dire dal fu Stefano Romagnolo suo Padre, e che la parentela loro era stata fatta in Ancona; e ciò ….. ad altri ….; e ….. …………………………..----------------------- |
|
………………………………………………………Filippo Mancini; .. ……. Macciochini ……… ….Lanciano … ------------------- |
OSSERVAZIONI SUI “ROMAGNOLO/A” DEL CATASTO PRE-ONCIARIO DEL 1618 E QUELLI DELL’ATTO DEL 1719
NOME |
QUARTIERE/VILLA |
NOTE |
Lanciano Vecchia |
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Lanciano Vecchia |
Nel documento si cita Dionora, sorella di Rocco Pasquino, moglie di Domenico Antonio Casalanguida. L’ipotesi è che “Pasquino Romagnolo” del catasto pre-onciario sia il padre di Rocco e di Dionora Pasquino citati nel documento del 1719. Si può inoltre ipotizzare che Villa Pasquini sia nata dai discendenti di detto “Pasquino Romagnolo”. La contrada si trova infatti in località Bello Loco, l’antica Belvedere, che gli storici lancianesi ubicavano sotto Mozzagrogna e dove c’erano dei terreni che Silvestro e nipoti avevano in enfiteusi. |
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Borgo |
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Borgo |
Nel documento si cita Andrea, padre di Tomaso e di Pietro (da cui Leonardo). Questi sono detti “d’Andreone d’ancona, alias andrioli”. L’ipotesi è che Villa Andreoli sia nata proprio dai suoi discendenti. Del resto, il paese non è antichissimo e la Chiesa fu eretta alla fine del '700 come cappella della famiglia Andreoli. |
|
Borgo |
Nel documento si cita Giovanni Battista, padre del fu Silvestro e nonno di Carlo. Vengono chiamati anch’essi “d’ancona”, ma anche “Santa Venere”. Hanno una parentela risalente ad Ancona con il nostro Silvestro Romagnoli di Stefano attraverso il nonno Matteo. |
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Borgo |
Nel documento si cita il fu Giovanni Marino, fratello di Andrea e padre di Filippo, Nicola e altri. Anch’essi vengono detti “d’Andreone d’ancona, alias andrioli” ed è quindi possibile che abbiano contribuito alla nascita di Villa Andreoli. Non è chiara la parentela con Andrea. |
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Borgo |
Ha un terreno confinante con Tomasso. |
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Borgo |
Ha un terreno confinante con Simone. |
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Preta Costantina |
Probabilmente è il nostro antenato Matteo. Del resto, oltra ad essere di Pietra Costantina, ha un terreno in S. Vittoria. Ha dato origine all’attuale Villa Romagnoli, ma ad oggi non sappiamo se solo attraverso i suoi discendenti o insieme ad altri “Romagnolo”. |
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Cotellessa |
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Sorprese finite? Ancora no.
Questa volta a sorprenderci è l’altro soprannome utilizzato (forse è meglio parlare di pre-cognome): “Santa Venere”. Oltre ad essere adoperato per descrivere la stirpe, viene citato anche quando si parla di un certo Carlo, vivente, figlio del fu Silvestro di Giovanni Battista, che abitava “nella Contrada di Santa Venere dominio di detta Città”. L’unica città nominata fino a quel punto sembra essere Lanciano. Infatti, il termine “d’ancona” viene utilizzato per indicare la stirpe o il soprannome e solo nelle ultime righe del documento sembra si parli invece di Ancona città, quando si dice “che la parentela loro era stata fatta in Ancona”.
Quindi da una attenta lettura del documento, e soprattutto dopo un sopralluogo fatto il 10 aprile 2025, è possibile sostenere con certezza che:
Santa Venere era una antica contrada di Lanciano.
Da una ricerca su internet si ricava che in passato esisteva la “borgata Santa Venera” (con la a finale) nell’attuale quartiere di Santa Rita, vicino quindi a Villa Carminello e Villa Martelli. In detta zona, si trovano anche i ruderi della chiesa di Santa Venera. Secondo wikipedia infatti, “l'area nel XVI secolo era incolta, vi si trovava la cappella di Santa Venera o Veneranda, probabilmente edificata dalle popolazioni schiavone che abitavano queste contrade. La chiesa è citata nei documenti vescovili sino al XIX secolo, quando risultava in abbandono. Fino ai primi anni 2000 si conservava un muro dell'abside con arco a tutto sesto”.
Come accennato sopra, in data 10 aprile 2025 verso le 19.15, è stato fatto un sopralluogo per trovare i resti di detta chiesa. Con grande felicità e stupore, ecco presentarsi di fronte a me una parete con decorazione, nonché l’apside della Chiesa stessa. Si vedano foto 1, foto 2, nonché la mappa del territorio.
Osservando la mappa, si nota nelle vicinanze della Chiesa la presenza del rivenditore di auto Murri. Questo cognome, e non credo sia un caso, è l’unico che nelle mie ricerche genealogiche ho trovato associato al cognome Romagnoli (si veda sul sito familysearch Antonia Romagnoli o Murri vissuta nel ‘700 e sposata con Giovanni Simigliani (1729-1811) di Mozzagrogna).
Sorprese finite? Ancora no. In mezzo a quel cumulo di macerie ed erbacce che caratterizzano l’area, ecco che scorgo il volto di un piccolo angelo. Mi chino, alzo il manufatto, ed ecco quello che trovo: foto 1 e foto 2. Sembra essere la base di una antica acquasantiera. Ritenendo di non doverla lasciare in mezzo a quelle macerie ed erbacce, la riporto a casa, le do una leggera spazzolata per poterla meglio ammirare e il giorno dopo, appena sveglio, avviso la Soprintendenza di Chieti. Nel pomeriggio mi chiama il Direttore che, oltre a ringraziarmi più volte, evidenzia l’importanza del manufatto e i possibili sviluppi per una riqualificazione dell’area e valorizzazione della Chiesa stessa. La vicenda è ancora tutta da scrivere. Qui di seguito di nuovo le foto del reperto trovato.
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Tornando al nostro più antico capostipite, possiamo concludere dicendo che:
Matteo Romagnoli, prima di trasferirsi a Mozzagrogna per dare vita - forse insieme ad altri suoi parenti - all’attuale Villa Romagnoli, ha abitato nella contrada Santa Venera di Lanciano.
Tornando all'Atto notarile del 1719, tra le molte informazioni fornite, esso suggerisce anche la possibile esistenza oggi di lontani parenti "D'Ancona" o "Santavenere". Questi infatti sembrerebbero i nostri pre-cognomi prima di diventare dei Romagnoli (o Andreoli nel caso di altri lontani parenti).
Riguardo al cognome D’Ancona, il sito Cognomix segnala in Italia solo 125 famiglie, rispetto alle 5.699 Romagnoli e sull’origine e distribuzione si legge: “Potrebbe indicare la provenienza dei capostipiti dalla città di Ancona. Il cognome D'Ancona ha un ceppo nel teatino, un ceppo nel brindisino ed uno a Pantelleria, Lampedusa e Palermo”. Per quanto concerne invece i Santavenere sappiamo dell’esistenza di sole 94 famiglie in Italia, ma quasi tutte (81) dislocate in Abruzzo.
D’Ancona (125) |
Santavenere (94) |
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Fonte: Cognomix, 2025
Questa invece la loro distribuzione nelle province abruzzesi.
D’Ancona (16) |
Santavenere (81) |
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Fonte: Cognomix, 2025
Nello specifico, riguardo alla provincia di Chieti, per i D’Antona troviamo 7 famiglie a Francavilla, 2 a Sangiovanni Teatino e 3 ad Orsogna. Per i Santavenere invece sono presenti 4 famiglie a Francavilla, 3 a San Giovanni Teatino, 2 a Chieti, 5 nel vastese e 2 a Lanciano. I Santavenere risultano concentrati soprattutto a Pescara (22) e Montesilvano (21).
In conclusione, il cognome Santavenere appare in generale poco diffuso ma con una concentrazione quasi esclusiva in Abruzzo, in particolare nell'area metropolitana di Pescara, dove, come vedremo in seguito, sorge tuttora una contrada “Santa Venere” in prossimità di Montesilvano Colle.
Il cognome D’Ancona, anch’esso raro, sembra invece avere una distribuzione legata a possibili scali portuali. Come detto sopra, secondo quanto riportato dal sito Cognomix, troviamo un “ceppo nel teatino, un ceppo nel brindisino ed uno a Pantelleria, Lampedusa e Palermo”. Questa diffusione suggerisce un’origine connessa alla mobilità marittima, probabilmente navi/imbarcazioni che partivano dal porto di Ancona, storico centro commerciale e marittimo sin dall’antica Grecia.
Se sull’origine del nome D’Ancona sembrano non esserci dubbi, merita invece un approfondimento il nome Santa Venere\Venera\Veneranda. Sia pur in modo sommario, va detto che Venere, Venera e Veneranda spesso erano intercambiabili; ad esempio, quella di Lanciano era la Chiesa di Santa Venera o Veneranda.
Poiché le informazioni disponibili suggeriscono che la contrada Santa Venera a Lanciano non esistesse prima del ‘500 e che fosse già disabitata nel corso dell’800, si può quindi ipotizzare che siano stati proprio questi “d’ancona” a portare nell’area frentana il culto di Santa Venera, forse legato alla loro terra di origine.
Viene quindi da chiedersi dove fossero localizzate Chiese, Comuni o Frazioni denominate Santa Venere\Venera\Veneranda prima del ‘600.
Focalizzando l’attenzione sul territorio abruzzese, il primo posto che viene in mente, anche per vicinanza, è l’abbazia di San Giovanni in Venere di Fossacesia. Essa nasce infatti su un tempio dedicato a Venere risalente all’80 a.C. Secondo Wikipedia “una traccia di questo tempio sarebbe rimasta nel toponimo Portus Veneris, che designava un approdo posto alla foce del fiume Sangro in epoca bizantina (ovvero fino all'X secolo). Un secondo riferimento a Venere è dato dal fatto che sotto l'Abbazia è ubicata la cosiddetta fonte di Venere, fontana romana dove secondo una tradizione, fino alla metà del Novecento, le donne che desideravano concepire un figlio si recavano ad attingere l'acqua sgorgante dalla stessa. Oggi la fonte è stata restaurata ed è fruibile al pubblico (marzo 2023).” Tuttavia, una origine della nostra famiglia legata all’Abbazia di San Giovanni in Venere, non spiega il soprannome “d’ancona” e soprattutto il cognome “Romagnoli”.
Altra località abruzzese da considerare, è la contrada Santa Venere (denominata anche Collevento), situata, come accennato sopra, nei pressi di Montesilvano Colle (qui una foto del panorama osservabile). Tuttavia, se da un lato la presenza di detta contrada giustifica l’elevata concentrazione del cognome Santavenere nell’area metropolitana di Pescara, dall’altro, risulta difficile immaginare la provenienza dei “d’ancona” o dei “Romagnoli” proprio da quest’area. Ciò detto, non possiamo escluderlo del tutto. Forse, i nostri avi venivano chiamati “d’ancona” semplicemente perché la città più conosciuta verso nord era proprio Ancona. Riguardo all’area in questione, essa era abitata fin dall’antichità. Sul sito Wikipedia nella storia di Montesilvano, si legge infatti: “le prime tracce di popolamento sono relative a un abitato italico su un'altura nei pressi della frazione Santa Venere”. Resta comunque da spiegare come dal soprannome “d’ancona”, passando per “Santa Venere”, si sia arrivati al cognome “Romagnoli”. Infine, si potrebbe anche immaginare un primissimo insediamento dei romagnoli in Abruzzo proprio nel pescarese, per poi scendere successivamente verso l’area frentana, oppure, arrivati in Abruzzo, magari sbarcando nel porto di Ortona, una parte di questi si è diretta verso Montesilvano e l’altra verso Lanciano.
Riguardo invece a località o Chiese denominate Santa Venere\Venera\Veneranda fuori regione, queste potrebbero aver rappresentato più probabilmente il territorio da cui i nostri antenati siano partiti verso Ancona, per poi, dopo una permanenza in detta città, dirigersi verso la fine del ‘500 in l’Abruzzo, ed in particolare nell’area frentana e/o pescarese.
Iniziando dalle Marche, è interessante sapere che sul colle Guasco di Ancona sorgeva un antico tempio ellenistico dedicato proprio alla dea Venere Euplea, protettrice della navigazione. Questo tempio fu successivamente sostituito dalla Cattedrale di San Ciriaco. Non si esclude quindi un legame della contrada “Santa Venera” di Lanciano proprio con l’antico tempio dedicato a Venere che sorgeva sul colle Guasco di Ancona. Questa ipotesi, pur spiegando il termine “d’ancona”, non giustifica tuttavia il cognome “Romagnoli”.
Sempre nelle Marche, e limitando la ricerca al periodo precedente al ‘600, si segnalano:
• la Chiesa di Santa Veneranda a Fermignano (PU), a circa 6 Km da Urbino e risalente al XVI secolo;
• l’antico borgo di Santa Veneranda a Pesaro (PU), fondato intorno al XV secolo in seguito a migrazioni slave nelle Marche;
• la Chiesa di Santa Veneranda a Montemarciano (AN), a circa 20 Km a nord di Ancona. Essa fu eretta nel 1719 sui ruderi di una preesistente pieve del XII secolo dedicata a S. Clemente (forse detta chiesa non andava inserita poiché successiva al 1600 ma, vista la vicinanza con Ancona, ho preferito elencare anch’essa).
Rispetto invece al resto d’Italia, diversi sono i comuni o le frazioni che, prima del ‘600, erano devoti a Santa Venere, Venera o Veneranda, quasi tutti situati nel Sud (fonte Chat GPT):
• Mortara (PV - Pavia, Lombardia). Contrada Santa Veneranda, culto attestato lungo la via Francigena (XIV-XV sec.);
• Marcianise (CE - Caserta, Campania). Chiesa rurale di Santa Venere, probabilmente su resti romani (XIV-XV sec.);
• Teggiano (SA - Salerno, Campania). Chiesa dedicata a Santa Venere, culto greco-bizantino (XI-XII sec.);
• Caggiano (SA - Salerno, Campania). Chiesa rupestre di Santa Veneranda in stile bizantino (XI sec.);
• Maratea - Santa Venere (PZ - Potenza, Basilicata). Borgata con culto medievale e torre difensiva (XIV-XV sec.);
• Santa Sofia d’Epiro (CS - Cosenza, Calabria). Culto antico di Santa Venera presso comunità arbëreshë (XV-XVI sec.);
• Rende - Contrada Santa Venere (CS - Cosenza, Calabria). Ruderi di chiesa su tempio pagano (XIV-XV sec.);
• Carfizzi (KR - Crotone, Calabria). Santa Veneranda patrona del paese, culto di origine bizantina (ante XVI sec.);
• Vibo Marina - ex Porto Santa Venere (VV - Vibo Valentia, Calabria). Toponimo e culto popolare attestato (XIV-XV sec.);
• Acireale (CT - Catania, Sicilia). Patrona della città, culto documentato dal 1466 (XV-XVI sec.);
• Aci Catena - Santa Venera al Pozzo (CT - Catania, Sicilia). Luogo di martirio, culto paleocristiano (V sec.).
In ogni caso, tutte queste località del Sud non spiegano le origini del cognome “Romagnoli”.
Restano quindi in gioco quelle 2-3 località marchigiane sopra elencate, oltre alla stessa città di Ancona.
Il Ducato di Romagna di Cesare Borgia del resto non era molto distante da Ancona. La mappa qui di seguito riportata e relativa agli inizi del ‘500, mostra inoltre come i possedimenti di detto Ducato, sia pur per un breve periodo, circondassero la citta di Ancona.
IL DUCATO DI ROMAGNA DURANTE IL DOMINIO DI CESARE BORGIA
Forse, in modo improprio, gli abitanti di Ancona venivano definiti romagnoli. Pur ritenendo questa ipotesi poco verosimile, non può essere del tutto esclusa, anche perché l'origine anconetana potrebbe spiegare anche il soprannome "Santa Venere", legato al tempio preesistente alla cattedrale di San Ciriaco.
Tuttavia, più probabile è a mio avviso l’ipotesi che i nostri antenati abbiano fatto un primo viaggio dalla Romagna verso Ancona e poi si siano spostati in Abruzzo. Tra le località precedentemente indicate, si segnalano Fermignano e Pesaro che, sia pur per un breve periodo (a cavallo tra il XV e il XVI secolo) fecero parte del Ducato di Romagna di Cesare Borgia.
Coerentemente con quanto fatto in precedenza con i cognomi “D’Ancona” e “Santavenere”, si riporta qui di seguito la mappa della distribuzione delle famiglie Romagnoli in Italia, con focus su Marche e Abruzzo.
Romagnoli (5.699) |
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Fonte: Cognomix, 2025
Si nota la forte concentrazione nell’Emilia Romagna e nelle Marche, ma anche nella provincia di Chieti con Mozzagrogna (18) e Santa Maria Imbaro (4), seguiti da Atessa (21), Lanciano (20), Vasto (16) e Ortona (10).
Dalle mie ricerche genealogico, risulta inoltre che i Romagnoli di Atessa e di Ortona fossero comunque originari di Mozzagrogna (discendenti anch’essi del solito Silvestro). Inoltre, sicuramente una delle due famiglie censite nel 1743 a Lanciano era anch’essa originaria di Mozzagrogna. Nello specifico, parliamo di Domenico, uno dei sei figli maschi di Silvestro che, oltre ai tanti eredi, ci ha lasciato il documento di cui si sta tanto parlando.
Naturalmente, secondo il sito Cognomix il cognome Romagnoli “dovrebbe derivare dal nome della regione storica Romagna (dal tardo latino Romania, "terra dei Romani") ed indicava le famiglie native o provenienti dalla Romagna”.
Infine, facendo una ricerca su Google sulle migrazioni dei romagnoli nei periodi precedenti il ‘600, trovo il lavoro, ed è l’unico in elenco, di M.L. De Nicolò (2007) “Migrazioni di maestranze navali venete e romagnole verso le coste di Marche e Abruzzo. Mobilità di lavoro e dinastie di mestiere (secoli XVI-XVIII)”. Il periodo analizzato da De Nicolò è quello compreso tra il 1500 e il 1700 e quindi potrebbe riguardare anche quello di nostro interesse che, lo ricordo, dovrebbe essere antecedente al 1600.
Del resto, durante il Medioevo Ancona era un importante porto e centro commerciale che attirava mercanti, artigiani e lavoratori da diverse regioni, inclusa la Romagna. Nel XIII e XIV secolo, la Repubblica marinara di Ancona favorì sicuramente l'arrivo di mercanti romagnoli, che contribuivano al commercio marittimo e alle attività economiche locali. In seguito, durante il Rinascimento, l'espansione economica e le guerre portarono anche soldati e condottieri romagnoli a stabilirsi temporaneamente o definitivamente nel capoluogo marchigiano.
La città di Ancona ha quindi rappresentato sicuramente un forte attrattore per le popolazioni della Romagna e non si escludono inoltre movimenti migratori legati anche alle lotte tra guelfi e ghibellini che hanno caratterizzato la Romagna tra il XII e il XIV secolo.
Sulla base di tutte le considerazioni fatte sopra, l’ipotesi più verosimile potrebbe essere la seguente.
Tra il ‘300 e il ‘500 è possibile che alcuni romagnoli, o della parte più a nord delle Marche come Pesaro e Fermignano, si siano trasferiti ad Ancona per motivi legati al commercio, alla cantieristica navale o in seguito alle lotte tra guelfi e ghibellini. Dopo un periodo nel capoluogo marchigiano, e forse in seguito al declino dei commerci dovuto alla scoperta dell’America, è possibile che si siano ulteriormente spostati nel Regno di Napoli, scegliendo l’Abruzzo. Qui, sbarcando magari al porto di Ortona, alcuni si sarebbero stabiliti nel pescarese, altri a Lanciano, allora la città più popolosa e importante della regione grazie alle sue Fiere.
Per quanto riguarda l’area specifica di insediamento dei romagnoli nel territorio frentano, è possibile formulare alcune ipotesi attraverso l’analisi dei loro beni posseduti nel catasto pre-onciario del 1618. La lettura, naturalmente, non è agevole e inoltre non è possibile per tutti identificare con esattezza il luogo di residenza.
Si ricava comunque quanto segue. Dei dieci “Romagnolo/a” censiti, due abitavano nelle Ville (Matteo a Pietra Costantina e Francesco a Cotellessa), due a Lanciano Vecchia (Antonio e Pasquino) e gli altri sei nel quartiere Borgo che tuttavia comprendeva aree anche esterne al quartiere stesso. Tra quelli che vengono annoverati all’interno del quartiere Borgo, troviamo infatti Giovanni Battista, il quale, unitamente al nostro Matteo, era un “Santa Venere”; inoltre Simone e Tommaso avevano dei terreni proprio nella Contrada di Santa Venere (il primo vi abitava anche, mentre il secondo risiedeva nella vicina Valle Cupa); dubbia è la localizzazione esatta di Andrea e Giuseppe di Giovanni Marino, mentre sicuramente Francesca abitava nel quartiere Borgo.
In conclusione, non si evidenzia nel 1618 una distribuzione dei “Romagnolo/a” particolarmente concentrata su una specifica zona di Lanciano. Forse, nel periodo precedente al 1618, quando i “Romagnolo/a” erano ancora dei “d’ancona”, l’area a maggior densità potrebbe essere stata proprio la contrada Santa Venera. In questa area infatti risiedevano nel 1618 ancora Simone e Tomasso, ai quali possiamo aggiungere, in quanto soprannominati “Santa Venere”, anche Giovanni Battista e il nostro Matteo.
Prima di analizzare l’Atto notarile di Silvestro, si era ipotizzato, sulla base del raffronto tra il numero di famiglie censite nei catasti del 1618 e 1734, che i Romagnoli, dopo un primo insediamento a Lanciano, si fossero poi trasferiti quasi tutti a Villa Mozzagrogna.
Considerando l’instabilità dei cognomi in quel periodo storico e il dettaglio del luogo di residenza dei “Romagnolo/a” nel catasto pre-onciario del 1618, risulta ora meno sicuro affermare che i Romagnoli si siano trasferiti prima a Lanciano e poi a Villa Romagnoli. È plausibile, infatti, che almeno due o tre di questi “Romagnolo/a” residenti a Lanciano abbiano modificato il loro cognome, cambiandolo in Andreoli o Pasquini.
Del resto, non si esclude che siano vere entrambe le ipotesi, ovvero che una parte dei residenti a “Lanciano” abbia cambiato cognome e un’altra parte si sia trasferita nella disabitata Villa Mozzagrogna. Resta comunque possibile l’ipotesi che Villa Romagnoli sia nata esclusivamente da Matteo: si ricorda infatti che il solo nipote Silvestro nel 1743 (ormai defunto), ebbe ben 35 nipoti solo dai suoi 6 figli maschi (“solo”, in quanto non si conosce il numero di figlie femmine).
L’analisi e la ricerca di documenti storici potrebbero comunque consentire di fare luce su queste ipotesi e chiarire le dinamiche dei Romagnoli all’interno dell’area frentana nel periodo compreso tra la metà del ‘500 e la metà del ‘600. Del resto, attraverso gli Atti notarili è possibile approfondire e ricostruire in modo piuttosto dettagliato le diverse parentele e discendenze. Si pensi che il primo volume notarile di Lanciano risale al 1511 (Notaio Tommaso della Torre).
Va detto che difficilmente troveremo degli antenati nei primissimi rogiti, poiché, come analizzato in precedenza, la venuta dei romagnoli sembra essere stata successiva alla prima metà del ‘500.
Del resto, anche sulla tomba dei ROMAGNOLI fatta erigere dal padre (o nonno) del Colonello Rodolfo Romagnoli, è riportata come data il 1568. Una data coerente con le informazioni sopra riportate. Non mi meraviglierei se l’Atto notarile più antico riguardante un certo “Romagnolo” fosse datato proprio 1568.
Infine, concludo questo paragrafo di ipotesi proponendo un possibile nome del padre del nostro Matteo.
Tornado infatti all’Atto notarile di Silvestro, sappiamo che egli, oltre a dichiarare la “conoscenza” delle famiglie “Martello”, “Casalanguida” e quella dei “d’andreone d’ancona” o “Andrioli”, parla esplicitamente di una parentela che suo nonno Matteo aveva con Giovanni Battista “d’ancona” o “Santa Venere” e che questa parentela “era stata fatta in Ancona”. Immaginando quindi che Matteo e Giovanni Battista fossero fratelli (ma potrebbero essere stati anche cugini) e sapendo che il figlio di Giovanni Battista si chiamava Silvestro, allora se dovessi scommettere su un nome punterei proprio su Silvestro, un nome, del resto, a dir poco familiare. Inoltre, immaginando la nascita di Matteo sul finire del ‘500, allora si può ipotizzare che detto Silvestro sia nato ad Ancona negli anni ’60 o ’70 del ‘500.
Spero e credo che quanto sopra riportato abbia soddisfatto le aspettative. Un ringraziamento va, oltre al sottoscritto, soprattutto al caro Silvestro, fratello del nostro Leonardo, che all’età di circa 70 anni, forte dei suoi 35 nipoti Romagnoli, ha avuto la lungimiranza di andare da un notaio e mettere per iscritto le sue origini e quelle dei sui tanti nipoti. Un gesto fatto probabilmente nella la speranza che, magari anche dopo 300 anni, qualche lontano parente un po' stravagante potesse ritrovare questo prezioso documento. E così è stato. Un ringraziamento va anche a Filippo Sargiacomo che, con il suo volume “Lanciano e le sue chiese, Lanciano, Carabba editore, 2000”, ha censito la Chiesa di Santa Venera e ha permesso la ricostruzione di questa storia.
Infine, ritengo di essere stato durante questa ricerca aiutato, guidato, indirizzato. Ad esempio, il giorno in cui sono venuto in possesso del famoso documento di Silvestro, se non avessi dimenticato gli occhiali avrei probabilmente finito prima con il mio lavoro e cercato di tornare a casa per il pranzo, tralasciando, come era già accaduto, il volume privo di indice. Oppure, con quegli occhiali nuovi, qualcuno mi ha voluto semplicemente dire “occhio oggi… guarda bene… tra i volumi richiesti ce n’è uno che nasconde qualcosa di importante…”.
Un po’ per necessità e un po’ per desiderio, ho scelto di raccontare la storia del paese dove abito, Villa Romagnoli, una storia che inevitabilmente si è intrecciata con la quella delle famiglie Romagnoli, ma anche con quella dei vicini paesi di Mozzagrogna e Santa Maria Imbaro, nonché del capoluogo frentano.
In realtà, questa ricostruzione storica è stata fatta prima che trovassi l’Atto notarile di Silvestro ed aveva lo scopo soprattutto di spiegare le origini dei Romagnoli. Poi è arrivato l’Atto e con esso le tante risposte.
Tuttavia, conoscere la storia del proprio territorio è senz’altro utile. Inoltre, detta ricostruzione storica, con tutti i limiti che la caratterizzano, ha permesso di:
- avvalorare le ipotesi sui motivi che hanno spinto i romagnoli a stanziarsi nell’area frentana;
- formulare alcune ipotesi sulle ragioni che hanno portato alle premature scomparse dei nostri capifamiglia Leonardo, Baldassarre e Nicola che, lo ricordo, erano rispettivamente nonno, nipote e nipote di quest’ultimo. Questo grazie proprio alla ricostruzione dei principali eventi caratterizzanti i periodi storici analizzati.
Non mancheranno infine alcune sorpresa anche nella lettura di questo capitolo.
La ricostruzione storica che segue - non priva di omissioni, errori ed imprecisioni - è stata possibile grazie soprattutto alle seguenti autorevoli fonti.
• Il lavoro, a mio avviso titanico e dalla forte valenza storica, di Antonio Sciarretta, qui visibile per la parte relativa all’area da lui definita “Costa dei Trabocchi”.
• Il volume di Ferdinando Carabba “Lanciano - Un profilo storico - Dalle origini al 1860”, pubblicato nel 1995. Detto volume è risultato altrettanto importante e fondamentale. Nella bibliografia troviamo infatti i più autorevoli studiosi della storia di Lanciano, tra questi Anton Ludovico Antinori (1704-1778), Omobono Bocache (1745-1824) e Giovan Battista Pacichelli (1641- 1695).
• Il volume “Antichità della Regione Frentana”, opera postuma del 1790 proprio di Anton Ludovico Antinori, una fonte preziosissima di informazioni storiche.
• Il volume del Pacichelli “Del Regno di Napoli in prospettiva - Parte Terza”, pubblicato nel 1703 e qui visibile.
• Il lavoro di Giosia Menna “Il Basso Sangro in una cartografia del 1702. Osservazioni e note storiche. Parte I”, qui visibile.
Come accennato sopra, oltre a Villa Romagnoli, si parlerà necessariamente anche dei vicini paesi di Mozzagrogna e Santa Maria Imbaro, nonché del capoluogo frentano, Lanciano.
Va subito detto, che la storia di Villa Romagnoli e di Mozzagrogna è stata caratterizzata da una complessa evoluzione dei loro nomi che, se non ben compresa, può facilmente generare confusione.
Per orientarsi, è fondamentale comprendere che, come accennato nel precedente capitolo, l'attuale Villa Romagnoli era anticamente nota come Mozzagrogna (e ancor prima come Casale Santa Vittoria), mentre l'odierna Mozzagrogna era chiamata Pietra Costantina o Villa Schiavoni.
C’è stato quindi un periodo in cui il nome Mozzagrogna designava soprattutto l’attuale Villa Romagnoli, con le contrade di Lucianetti e Castel di Sette, nonché la parte più a nord dell’attuale Mozzagrogna, mentre la parte più a sud di quest’ultima era denominata Pietra Costantina o Villa Schiavoni.
E allora cosa è successo nel frattempo? In sintesi, all’inizio dell’800, quando a governare c’era Napoleone, questi, per ridurre le spese dei Comuni, mise insieme Mozzagrogna, Pietra Costantina e Santa Maria Imbaro e formò un unico Comune, con sede amministrativa posta verosimilmente a Pietra Costantina, essendo a metà strada tra Santa Maria Imbaro e l’attuale Villa Romagnoli.
Con la caduta di Napoleone (restò poco al potere, circa 15 anni), Santa Maria Imbaro volle distaccarsi da questa unione; da ciò nacque l’attuale Comune di Mozzagrogna, all’epoca formato da Pietra Costantina e Mozzagrogna.
Le considerazioni fatte sui nomi dei paesi, trovano conferma nella mappa sotto riportata, estrapolata dall’Atlante Geografico del Regno di Napoli, un’opera commissionata nel 1781 da Ferdinando IV di Napoli e terminata nel 1812. La parte relativa all’area interessata dovrebbe risalire al 1808.
La mappa nella sua interezza è disponibile per la consultazione online al seguente link.
MAPPA AREA SUD DI LANCIANO, ANNO 1808
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Fonte: Atlante geografico del Regno di Napoli 1808 tav. 04 Rizzi Zannoni
Anche Antonio Sciarretta ha elaborato delle mappe che mostrano anch’esse le trasformazioni avvenute agli inizi dell’800 relative alla denominazione dei due paesi (si confrontino le mappe precedenti e successive al 1816).
Fatta questa doverosa premessa utile ad evitare facili confusioni, analizziamo la nascita e l’evoluzione nel corso dei secoli di questi paesi, un’evoluzione fatta di alti e bassi, crescita demografica e spopolamento causato da carestie, pestilenze e terremoti.
Periodo precedente al 1180
Poche sono le informazioni relative a questo lungo periodo storico. Sappiamo che sono stati individuati due siti archeologici nei pressi dell’attuale Villa Romagnoli: uno nella zona antistante la pineta all’ingresso dell’attuale Mozzagrogna (dove sono stati rinvenuti antichi strumenti del paleolitico), l’altro nella zona di Castel di Sette (anche se personalmente ricordo resti individuati nella zona “Defense”, ma forse ricordo male o parliamo della stessa area).
A questi ritrovamenti effettuati in aree prossime all’attuale Villa Romagnoli, si aggiunge quello documentato da Antinori nel volume “Antichità della Regione Frentana” (1790). Lo studioso descrive prima una scoperta avvenuta nel 1749 nel territorio di Santa Maria Imbaro: una villa romana attribuita alla gens Cesia, e in particolare a Lucio Cesio, personaggio menzionato da Cicerone sia nelle Epistole che nell’orazione contro Verre.
Nei pressi della villa furono rinvenute diverse strutture, tra cui ambienti pavimentati in mosaico, elementi architettonici semicircolari, condotti in bronzo e numerosi oggetti funerari (lucerne, vetri dorati, vasi di creta) riconducibili a un sepolcro. Antinori segnala anche una lapide appartenente alla stessa famiglia Cesia, definita da lui “certamente romana”, ma dalla collocazione sociale (patrizia o plebea) non chiara.
Successivamente, lo stesso Antinori riporta un secondo importante ritrovamento, avvenuto proprio vicino al territorio che oggi corrisponde a Villa Romagnoli: "Non dobbiamo finalmente ommettere, che vicino la villa oggi detta Romagnuolo in un antico rudero si trovasse Urna Cineraria con de' festoni scolpiti, e col coverchio impiombato, dentro della quale si rinvenne poca cenere. Ora si tiene dal Padrone del fondo, e vi si legge: OSSA MEMMI⸮ STA IN HAC OLLA." La traduzione della formula epigrafica, molto semplice e diretta, è: “Le ossa di Memmi⸮ stanno in questa urna.”
L’ultima lettera del nome è però ambigua. Come si può osservare dall’immagine del documento settecentesco, essa presenta caratteristiche grafiche dubbie: potrebbe essere una O incisa sopra una E, oppure una E originaria successivamente modificata. Non è esclusa nemmeno la possibilità che si tratti di una A. Queste varianti aprono a diversi scenari interpretativi:
• Memmia (femminile)
Se la lettera finale è una “A”, si tratterebbe di una donna appartenente alla gens Memmia, forse una cittadina o una liberta. La formula epigrafica risulterebbe grammaticalmente corretta e coerente con molte iscrizioni funerarie di età romana.
• Memmie (forma popolare)
Se si legge una “E”, l’iscrizione potrebbe riflettere una forma linguistica tardo-imperiale o popolare, meno canonica, ma significativa per lo studio delle trasformazioni culturali e sociali del tempo.
• Memmio (maschile)
Se la lettera è una “O”, benché l’assenza del genitivo (Memmii) sia grammaticalmente irregolare, potremmo trovarci di fronte al nome maschile Memmio. In questo caso si apre una possibilità suggestiva: che si tratti di Gaio Memmio, noto oratore e politico romano del I secolo a.C., esiliato ad Atene, ma che “Cicerone nei dodici giorni di soggiorno nella città, non ebbe modo di incontrare”. È lecito ipotizzare che Memmio e Lucio Cesio, proprietario della villa di Santa Maria Imbaro, potessero essere contemporanei e che quest’ultimo gli abbia offerto ospitalità, lontano dalle tensioni politiche della capitale.
Al di là dell’identificazione precisa, l’epigrafe costituisce una chiara testimonianza della presenza della gens Memmia nel territorio frentano. L’ambiguità dell’ultima lettera potrebbe inoltre non essere casuale: forse un modo per celare l’identità di un personaggio esiliato o in fuga, come Gaio Memmio, un nome inciso non per rivelare, ma per alludere, lasciato in sospeso, come la sua storia. In tal senso, potrebbe essere rilevante anche la presenza odierna nel territorio dei cognomi Pompeo e Orfeo, altri nomi legati a grandi famiglie romane, a testimonianza di una memoria storica dei nomi stratificata nei secoli.
Le pagine del volume dell’Antinori in cui si descrivono detti ritrovamenti sono 489, 490 e 491.
La presenza, sin dal medioevo, di una pieve/parrocchia (di proprietà del Vescovo di Chieti), strutturata e citata già nell’XI secolo, conferma che “il luogo non fosse solitario, ma abitato” e suggerisce una continuità insediativa e culturale che affonda le radici nell’età romana (per i dettagli si veda la pagina 491).
1180-1320 (Periodo normanno - angioino)
Territorio disabitato
Sia la Signoria che il Feudatario del territorio su cui oggi sorge Villa Romagnoli, risulterebbero secondo Sciarretta incerte (vedi mappa). Tuttavia, qualche informazione ci viene fornita dall’Antinori, secondo il quale la Chiesa di Santa Maria Imbaro rimase sotto il Vescovo di Chieti fino al 1277, quando l’allora Vescovo Nicolò di Fosso la vendette, insieme a Villa Scorciosa a cui apparteneva la chiesa stessa, a “Roberto di Messa Francese, consanguineo di Matilde contessa di Chieti” (p. 491 e 492).
Sembra quindi che, almeno in questo periodo storico, detto territorio non appartenesse né a Lanciano, né all’Abbazia di San Giovanni in Venere, ma verosimilmente a Santa Maria Imbaro, che a sua volta dipendeva dalla Scorciosa e che a sua volta dipendeva dalla Chiesa di Chieti (vedi mappa del periodo normanno e considerazioni su Santa Maria Imbaro nel link qui riproposto). Sulla storia di Santa Maria Imbaro (e non solo), troviamo utili riferimenti anche nel lavoro di Giosia Menna qui visibile; sappiamo comunque che il paese nasce come mansio romana, ovvero una stazione di sosta, chiamata Annium, posta lungo la via del Tratturo Magno.
1320-1447 (Periodo angioino - dei durazzeschi)
Territorio abitato - Casale Santa Vittoria
Sia secondo Sciarretta (qui il link), che Antinori, l’attuale Villa Romagnoli nel 1320 era abitata e si chiamava Casale Santa Vittoria. L’Antinori fornisce maggiori dettagli, in particolare racconta anche della volontà di edificare una chiesa dedicata a S. Andrea (p. 492) proprio nel Casale di S. Vittoria: “Pietro I, Vescovo di Chieti diede facoltà agli Uomini del Casale di S. Vittoria nel 1316, di poter edificare la Chiesa, o Cappella ad onor di S. Andrea nello stesso casale sito vicino la Chiesa di S. M. in Baro, alla quale soggettò la nuova Chiesa da fabbricarsi, e vi appose alcune condizioni”. Si conoscono anche i nomi di alcuni cappellani di questa Chiesa (o più probabilmente Cappella), in particolare Matteo di Bartolomeo nel 1374 e Biagio dal 1387 al 1393 (vedi p. 484).
Tra gli eventi di questo periodo non si può non citare la Peste Nera che a partire dal 1348 devastò gran parte dell'Europa, compreso l'Abruzzo. A causa di questa terribile malattia (tre erano le forme principali: bubbonica, polmonare e setticemica), unitamente alle frequenti guerre, invasioni e ad un clima spesso avverso, si susseguirono sul territorio diverse carestie con conseguenze devastanti sulla popolazione e sulla sua numerosità.
Riguardo all’origine del nome “Vittoria”, segnalo due ipotesi. La prima, suggerita dalla mia compagna Delia Spadano (studiosa dell’Arte e insegnate di Lettere), secondo la quale il nome derivi dalla presenza in passato di un tempio dedicato alla Dea Nike (Vittoria), come del resto è avvenuto per l’Abbazia di San Giovanni in Venere, sorta sulle rovine di un tempio dedicato alla Dea Venere. I ritrovamenti romani sopra raccontati, avvalorano questa tesi. La seconda ipotesi (del tutto personale), invece, fa riferimento a quella infinita lotta tra guelfi (sostenitori del papa) e ghibellini (sostenitori dell’imperatore). In particolare, la mia ipotesi è che il nome sia stato dato in seguito alla Battaglia di Tagliacozzo del 1268, in cui i guelfi ebbero la meglio sui ghibellini, conquistando il possesso del Regno di Sicilia. Quest’ultima ipotesi è avvalorata dalla presenza dell'abbazia di Santa Maria della Vittoria nel comune di Scurcola Marsicana, nata proprio in seguito alla battaglia di Tagliacozzo del 1268 (clicca qui per maggiori dettagli).
1447-1528 (Periodo aragonese - spagnolo I)
Territorio disabitato
Come descritto sopra, già alla metà del ‘300, la peste nera, le guerre, i cambiamenti climatici e le conseguenti carestie, resero quest’area di nuovo deserta e disabitata. A dette calamità si aggiunse il catastrofico terremoto del 1456 di magnitudo 7.1 (10 volte più potente di quello dell’Aquila del 2009), che colpì severamente tutta l’Italia centro-meridionale e rase al suolo le eventuali poche casupole rimaste. Si legge infatti: “Nel 1456 violente scosse telluriche…perirono sotto le macerie 330 persone di Vasto, 433 di Ortona, 625 di Lanciano”. Inoltre “nel 1456 infierì nell’Abruzzo la pestilenza…” (F. Carabba, p. 161 e 162).
Nel frattempo, nella seconda metà del ‘400, una popolazione di slavi (albanesi, epiroti e dalmati) fuggì dai propri territori invasi dei Turchi e si insediò, tra i vari posti, anche a Lanciano (si vedano qui alcune pagine della “Memorie istoriche delle tre province degli Abruzzi” dell’Antinori, 1782). Dopo essere stati allontanati dalla città frentana, alcuni di essi andarono a ripopolare le vecchie Ville disabitate, altri, fondarono veri e propri paesi, come Villa Stanazzo e Villa Pietra Costantina. “Molti di questi infatti che erano qua venuti, avevano popolato i vicini casali di Lanciano, da essi fabbricati (o riedificati). Molti erano di cospicue famiglie e molti assai ricchi, ma a essi non piaceva il governo tirannico dei Turchi” (Ant. R. 219). Oltre a quanto detto sopra, dalle parole dell’Antinori si evince anche l’agiatezza di molte di queste famiglie slave costrette a fuggire dai Turchi.
1528-1573 (Periodo spagnolo I - spagnolo II)
Territorio parzialmente abitato - Villa di Gio: Tommaso Mazzograsso (Mozzagrogna)
Dal lavoro di Florindo Carabba (Lanciano, un profilo storico - Dalle Origini al 1860, p. 192), si ricava che nel 1528 tra le Ville di Lanciano, sia pur con sole 6 famiglie (circa 30 abitanti), ci fosse anche Mozzagrogna.
Riprendendo tuttavia la fonte originale di queste informazioni, ovvero l’Antinori, si scopre che il nome dato alla Villa era, secondo lo storico Sofia: “Villa di Gio: Tommaso Mazzograsso” (p. 487).
Per quanto riguarda invece la popolazione della vicina Pietra Costantina, essa nel 1528 contava ben 30 famiglie (fuochi) pari a circa 150 abitanti, mentre i fuochi registrati a S. Maria Imbaro erano 20, pari quindi a circa 100 abitanti. Le popolazioni di queste Ville, compresa Mozzagrogna, erano secondo l’Antinori di origine Schiavona.
Va detto che il 1528 fu l’anno della nuova invasione francese, che portò una nuova epidemia di peste, nonché quella che veniva definita “mal francese”, ovvero la sifilide. Nel complesso, nella sola Lanciano morirono quasi 5.000 persone (Antinori R. 222) (Carabba F. 192).
Infine l’Antinori segnala, con riferimento a Villa Mozzagrogna, come probabilmente “Sorgeva in questa Villa nel 1548 la Chiesa di S.M. delle Grazie …”. L’Antinori tuttavia non è certo sulla localizzazione di detta chiesa, poiché secondo lui potrebbe essere localizzata anche nella “Cappella sul Ponte di Lanciano”, anche se reputa più probabile la prima ipotesi (p. 487), ovvero che fosse localizzata proprio a “Villa di Gio: Tommaso Mazzograsso”. Personalmente, riguardo alla presenza della Chiesa S. M. delle Grazie, non escluderei che l’Antinori volesse riferirsi alla chiesa della vicina Villa Elce, oggi S. Maria del Pozzo; da segnalare inoltre anche nella contrada Marcianese una Chiesa dedicata a S. M. delle Grazie, tuttavia questa risulta costruita solo alla fine dell’800.
Relativamente al nome Mozzagrogna, sembra derivi da una antica e nobile famiglia residente a Lanciano che, come è avvenuto anche per altre famiglie, ha visto modificare il proprio nome nel corso dei secoli. Da segnalare come nel catasto pre-onciario del 1618 a Lanciano siano state registrate ben 10 famiglie “Mozzagrogni”, tutte residenti nel più importante quartiere della citta, ovvero quello Lanciano Vecchia. Del resto, numerosi erano i beni posseduti da dette famiglie, come si evince dal catasto pre-onciario stesso. Sulle origini dei “Mozzagrogni” A.L. Antinori (1704-1778) sostiene che alcuni facevano risalire il nome ad un “Capitano della Colonia Schiavona…celebre per le riportate vittorie …” (p. 487). Da segnalare la presenza del palazzo Mozzagrugno a Lucera (FG), il cui nucleo iniziale fu edificato nel ‘600 e nel 1826 fu acquistato dal Comune. Ha ospitato la biblioteca comunale, mentre oggi al suo interno si trova il teatro della città (vedi qui).
Per quanto riguarda invece la venuta dei romagnoli nel territorio frentano, è verosimile che ciò sia accaduto proprio in questo periodo storico.
Dagli atti del Notaio Angelo Maciocchino ripresi da Florindo Carabba nel suo volume più volte citato “Lanciano - Un profilo storico” (p. 194), si segnala “la forte partecipazione nelle fiere di Lanciano del 1531, 1533 e 1534 di mercanti esteri (cioè non del Regno), provenienti da Bergamo, Brescia, Firenze, Milano, Bologna, Venezia, Cesena, etc., ma anche Spalato e Portogallo”. Inoltre, si legge: “E’ da rammentare che nel 1527-29 vi furono gravissime carestie e pestilenze (connesse con l’invasione francese) che ridussero enormemente il numero degli abitanti, ma che subito dopo si ebbe una notevole ripresa dell’incremento demografico della Città, dovuto anche all’afflusso di molte famiglie lombarde, venete e spagnole” (F. Carabba, p. 220).
In conclusione, è probabile che nella seconda parte del ‘500 delle famiglie romagnole, attratte dalle note e celebri Fiere, si siano stanziate nei pressi del capoluogo frentano, il centro più popolato d’Abruzzo. La scoperta dell’America del 1492 e il conseguente spostamento dei traffici commerciali, furono tuttavia uno dei principali fattori che portarono, a partire dalla metà del ‘600, alla decadenza della città frentana.
1573-1618 (Periodo spagnolo II - spagnolo III)
Territorio parzialmente abitato - Mozzagrogna (Villa di Gio: Tommaso Mazzograsso)
Si segnala come nei “Regi Tabulari” del 1573, tra le Ville di Lanciano venga menzionata, unitamente a Pietra Costantina e Santa Maria Imbaro, anche “Villa Mozzagrogna”. Il documento è visibili a p. 211 del volume di Florindo Carabba; va detto che alla redazione di detto documento sembra abbia partecipato anche un certo Michele Mozzagrogna.
Secondo invece il sopra citato Sofia, il nome nel 1595 continua ad essere “Villa di Giovanni Tommaso Mazzograsso” (p. 487), in leggero disaccordo quindi con “Villa Mozzagrogna” riportato nei “Regi Tabulari” del 1573 (vedi qui). Tuttavia, data l’assonanza dei nomi, si tratta probabilmente dell’evoluzione del medesimo toponimo.
In aggiunta, agli inizi del ‘600 si trova, con riferimento alla campana della Chiesa di Santa Maria Imbaro, una iscrizione che cita il “Casale di S. Vittoria”. Infatti, dall’Antinori si ricava, “…abbiamo l’iscrizione posta nella campana maggiore di quel luogo, nella quale leggesi, che dalle limosine raccolte dalla Villa di S. Maria in Baro, da Pietra Costantina, e dal Casale di S. Vittoria quella campana formar si facesse nel 1617” (p. 488). Al riguardo, non stupisce, soprattutto in contesti più conservatori come quelli ecclesiastici, che il territorio continuasse a essere identificato con la denominazione precedente, nonostante gli eventi storici e demografici trascorsi: spopolamento, abbandono e rinascita grazie agli insediamenti di nuove popolazioni.
La Villa era comunque poco abitata. Ciò si ricava dal lavoro di Antinori che, tuttavia, porta a 13 il numero di famiglie nel 1595 (circa 60-70 abitanti), rispetto alle 6 del 1528.
Ben più numerose erano le famiglie presenti nel 1595 a Santa Maria Imbaro, pari a 23 (erano 20 nel 1528), e soprattutto a Villa Pietra Costantina, pari a 31 (erano 30 nel 1528) (p. 488 e 489).
Tra i “Mozzagrugno” di questo periodo si ricorda Giuseppe. “Figlio di nobili e ricchissimi genitori, nato circa il 1560, si fece sacerdote e divenne grande oratore. Fu professore di eloquenza al collegio della Sapienza in Roma, ma andò predicando per tutta l’Italia. Pubblicò molte sue orazioni e scrisse una storia dell’ordine de Canonici di San Salvatore, di cui faceva parte. Si ritirò a Lanciano e morì non prima del 1630” (Renzetti SND 145) (F. Carabba, p. 277).
1618-1648 (Periodo spagnolo III)
Territorio disabitato
Nel 1618 Mozzagrogna (l’attuale Villa Romagnoli) sembra essere di nuovo disabitata o, nella migliore delle ipotesi, scarsamente abitata. Nel catasto pre-onciario del 1618, Mozzagrogna non viene infatti annoverata tra le Ville di Lanciano; tra queste troviamo invece: Stanazzo, Santa Maria a Mare, Pietra Costantina, Canaparo (posta verosimilmente in località Spoltore-Bardascilli, in pratica vicino al carcere di Villa Stanazzo) e Cotellessa (credo l’attale Torre Sansone).
Pietra Costantina era di gran lunga quella più popolata. In essa risultano infatti censite ben 52 famiglie, contro 19 di Stanazzo, 18 di Canaparo, 9 di Santa Maria a Mare e 6 di Cotellessa. Per una curiosa coincidenza, il numero di famiglie delle altre Ville, se sommato, corrisponde esattamente a quello registrato a Pietra Costantina (52). Questi numeri suggeriscono che forse, in occasione del catasto pre-onciario di Lanciano, Mozzagrogna e Pietra Costantina siano state accorpate in un’unica Villa. Tuttavia, delle 52 famiglie censite nel 1816, solo due risultano “de Santa Vittoria”, a conferma che l’attuale Villa Romagnoli in quel periodo era disabitata o quasi. Erano infatti presenti solo le famiglie di Antonio di Marco e Marco di Gioanni, forse di origini anch’esse slave, vista la presenza della preposizione “di” che, secondo L. Antinori, spesso caratterizzava i cognomi di quei nuclei provenienti dall’altra sponda dell’adriatico.
Non si esclude, tuttavia, che in questo periodo storico Pietra Costantina abbia rappresentato un importante polo di attrazione per le popolazioni slave insediate nei dintorni di Lanciano; di qui l’elevato numero di famiglie registrate.
Sempre attraverso il catasto pre onciario del 1618, si ribadisce come le famiglie “Mozzagrogni” di Lanciano, fossero proprietarie di diversi terreni siti in S. Vittoria. In particolare, detti terreni erano posseduti dai capifamiglia Fabritio, Nardo, Orazio, Giovanniagostino.
Se l’attuale Villa Romagnoli era disabitata o scarsamente popolata, i “Romagnuolo/a” si erano però già ben insediati a Lanciano. Infatti, dal catasto pre-onciario del 1618, si ricava l’esistenza di 10 famiglie “Romagnolo/a”, quasi tutte residenti nella Città di Lanciano, in particolare nel quartiere Borgo, che a sua volta si estendeva anche oltre le mura della città.
La presenza di 10 famiglie sembra avvalorare l’ipotesi, precedente sostenuta, di un possibile arrivo dei romagnoli nella seconda metà del ‘500. Del resto, è lo stesso F. Carabba a ribadire che, nel ‘500 e nei primi del ‘600, in seguito alla trasformazione delle Fiere “in mercati fissi in cui mercanti e artigiani aprivano loro succursali o addirittura trasferivano la loro attività, risulta un largo insediamento a Lanciano di famiglie lombarde, venete, spagnole e delle regioni contermini” (F. Carabba, p. 243).
Tra gli eventi del periodo, si segnala il terremoto del 30 luglio 1627 che generò, proprio sulla foce del Sangro, quello che oggi definiamo uno tsunami. Si legge infatti: “…si ritrasse quasi di 100 passi il mare nella foce del Sangro, e poi, risospinto ciecamente al lido, l’oltrepassò con molte distruzioni fino alla notte seguente” (Priori 3, 117) (F. Carabba, p. 260).
1648-1669 (Periodo spagnolo austriaco)
Territorio abitato - Villa Mozzagrogna
Passano solo trent’anni anni dal catasto pre-onciario di Lanciano che, secondo Antonio Sciarretta, anche Mozzagrogna viene ripopolata, diventando anch’essa una Villa di Lanciano, in particolare, una “Villa separata di Lanciano” (1648). Si ricorda che all’epoca i Comuni venivano indicati con il termine “Università”. Naturalmente, al 1648 anche Pietra Costantina e Santa Maria a Mare (l’attuala Santa Maria Imbaro) figurano come Ville separate di Lanciano. Il termine “separate” non deve tuttavia confondere, poiché erano comunque Ville “di” Lanciano.
In questo periodo storico la famiglia “Mozzagrugno” è ricordata soprattutto per Carlo, al quale del resto è intitolata una via nella città frentana. In particolare, dal sito Wikipedia sulla Storia di Lanciano, si legge: “Anche Lanciano nel 1647 fu influenzata dalla ribellione di Masaniello, così come tutto il Mezzogiorno; nella città il fomentatore d'odio fu Carlo Mozzagrugno, ribellandosi al Marchese3, scacciando i suoi rappresentanti e togliendo le sue insegne dal Palazzo del Governo, lasciando solo quelle reali. Il 21 luglio intervenne l'esercito regio, sedando la rivolta, con l'uccisione di Mozzagrugno, e il ripristino del governatorato”.
Tra gli eventi del periodo si segnala come “per il raccolto deficitario del 1648, una grave carestia afflisse le contrade frentane, ove il grano fu venduto a 18 ducati la salma, contro i precedenti 3-5 ducati” (F. Carabba, p. 260).
Alla carestia seguì la peste. Infatti, insieme a tutto il centro sud, l’Abruzzo era sostanzialmente scampato alla peste manzoniana del 1630, ma dovette fare i conti con quella del 1656, in cui morì circa un terzo della popolazione. Lanciano fu una delle città più colpite (vedi qui), la cui popolazione, dal 1601 al 1658, passò da 8.400 a 3.650. Molto probabilmente si ebbe un significativo calo della popolazione anche nelle vicine Ville.
Riguardo infine all’ambiguità dei nomi che hanno identificato il territorio dell’attuale Villa Romagnoli, emblematico è quanto riportato dall’Antinori: “Nel 1649 Gregorio di Sullo si denominava di Villa Mozzagrugno, ovvero di S. Vittoria abitante in Villa Pietra Costantina” (p. 484). Sembra quindi che questo Gregorio di Sullo (Sciullo) fosse originario di Mozzagrogna, ossia di S. Vittoria, ma abitasse nella vicina Pietra Costantina (l’attuale Mozzagrogna).
1669-1743 (Periodo spagnolo austriaco - borbonico I)
Territorio abitato - Villa Mozzagrogna
Nonostante la popolazione riprese a crescere, la carestia del 1648 e la peste del 1656 portarono ad una riduzione della stessa, ma anche ad una sua diversa distribuzione sul territorio.
Secondo l’Antinori, nel 1669 a Villa Pietra Costantina erano censite 26 famiglie, esattamente la metà delle 52 registrate nel catasto pre-onciario del 1618; Villa Mozzagrogna (l’attuale Villa Romagnoli), che era sostanzialmente disabitata nel 1618 (tranne per 2 famiglie censite su Pietra Costantina), vede registrare nel 1669 ben 27 famiglie, un numero superiore anche a quelle di Santa Maria Imbaro, pari a 21.
Non sembra azzardato ipotizzare che proprio intorno alla metà del ‘600 (probabilmente dopo circa 100 anni trascorsi a Lanciano), alcune famiglie “Romagnolo/a” residenti nel capoluogo frentano, si siano trasferite nella vicina Villa Mozzagrogna, contribuendo in modo significativo alla sua ripopolazione.
Come detto nel precedente capitolo, questa ipotesi nasce dal confrontando tra il numero di famiglie “Romagnolo/a” censite nel Catasto pre-onciario del 1618 e quelle “Romagnoli” dell’Onciario del 1743. Infatti, le famiglie censite nel 1618 nell’area di Lanciano sono state in tutto 10, di cui solo 2 nelle Ville (una a Cotellessa, l’altra a Pietra Costantina) e la rimanente parte nei quartieri di Lanciano (6 nel quartiere Borgo e 2 a Lanciano Vecchia); al contrario, nel Catasto Onciario del 1743 delle 9 famiglie censite, ben 7 sono state contate a Mozzagrogna e solo 2 a Lanciano.
Per meglio illustrare questa possibile “migrazione”, si ripropone la seguente tabella.
NUMERO DI FAMIGLIE ROMAGNOLI REGISTRATE NEI CATASTI DEL 1618 E 1743
|
ANNO 1618 |
ANNO 1743 |
Lanciano |
8 |
2 |
Villa Mozzagrogna |
1 |
7 |
Villa Pietra Costantina |
1 |
0 |
Villa Cotellessa |
1 |
0 |
TOTALE |
10 |
9 |
Le ragioni di questo trasferimento potrebbero essere diverse: forse per scampare alla peste del 1656, o perché le Fiere di Lanciano erano ormai decadute, o per cogliere nuove opportunità legata ad un territorio disabitato, oppure semplicemente per tutte queste ragioni insieme.
Tuttavia, l’ipotesi di un trasferimento da Lanciano a Villa Romagnoli viene ridimensionata da quanto già detto in precedenza sulla precarietà e instabilità che caratterizzavano i cognomi durante quel periodo storico. Si ricorda infatti che probabilmente alcune di quelle famiglie censite nel 1618 come “Romagnolo/a”, abbiano negli anni a seguire cambiato cognome.
Tornando per un attimo al catasto del 1743, si ricorda che una delle due famiglie residenti a Lanciano si era probabilmente lì trasferita proprio da Mozzagrogna, dove risiedevano i suoi 5 fratelli maschi. Il riferimento è a quella famiglia particolarmente numerosa, in cui Silvestro Romagnoli (nato nel 1651 circa) ebbe, solo dai suoi 6 figli maschi (escludendo quindi i discendenti delle figlie femmine, di cui non si conosce il numero), ben 35 nipoti censiti nel 1743. Difficile quindi trovare una persona originaria di Villa Romagnoli che non sia un lontano parente del suddetto Silvestro.
L’ordine di grandezza di questi numeri spiega come “Via delli Romagnoli” sia in breve diventata Villa Romagnoli.
Del resto, l'Abate Pacichelli, nel ricordare i numerosi possedimenti di Lanciano quando era ancora una città “Città baronessa” (ossia padrona di Feudi e non infeudata al Marchese D’Avalos di Vasto), menziona nella sua opera del 1703 anche “Bonagnoli” (F. Carabba, p. 299) (vedi qui a pag. 9), il cui nome potrebbe essere stato trascritto male o mal interpretato (diversamente, si tratterebbe di altro possedimento). Al riguardo, si veda anche la mappa qui riportata, dove sono evidenti diversi errori circa l’esatta localizzazione dei paesi e non stupisce quindi che al posto di Romagnoli ci sia “Bonagnoli”.
Infine, nel leggere il volume di F. Carabba, trovo interessante riportare questa vicenda riferita a Monsignor Uva che, secondo il Bocache, nell’anno 1707 “fece erigere un palco in Cattedrale ove costrinse ad abiurare, con grande solennità, le sue bestemmie ereticali, i sortilegi e stregherie Giovanna di Nobile, soprannominata la scagnola di Villa Mozzagrogna” (F. Carabba, p. 311). La vicenda, che oggi fa sorridere, fornisce comunque uno spaccato di quel periodo storico, non solo a Villa Mozzagrogna.
Per quanto riguarda le vicende più strettamente famigliari, nel periodo compreso tra il 1705 e 1710 si ricorda che è venuto a mancare, all’età di poco più di 40 anni, il nostro Leonardo Romagnoli. In questi anni non sembra che ci fossero carestie, pestilenze o guerre a cui ricondurre la scomparsa del nostro antenato. Tuttavia, va segnalato un violento terremoto che colpì il 3 novembre del 1706 l'area della Maiella, con epicentro nei pressi di Campo di Giove. Questo sisma causò la distruzione quasi totale di Campo di Giove e gravissimi danni a Sulmona e ad altri borghi della Valle Peligna. La seconda scossa del 4 novembre alle ore 3 di notte ebbe l’epicentro più a sud e provocò “danni anche in altre zone dove la prima scossa si era sentita ma non aveva fatto granché” (si veda qui la pagina di Wikipedia).
Non si esclude quindi, sebbene sia considerata poco probabile, che la prematura scomparsa del nostro Leonardo possa essere collegata al terremoto del 1706.
1743-1807 (Periodo borbonico I - napoleonico)
Territorio abitato - Villa Mozzagrogna
Villa Mozzagrogna, analogamente a Villa Pietra Costantina e a Santa Maria Imbaro, passa con il catasto onciario del 1743 dallo stato di “Villa separata di Lanciano” a “Villa perfetta”: in pratica diventa Comune, o meglio Università, indipendente da Lanciano e lo resterà fino al 1806. In questo periodo quindi Mozzagrogna, Pietra Costantina e Santa Maria Imbaro erano tre Comuni indipendenti e separati.
Nel frattempo Lanciano, dopo il declino delle Fiere, era comunque impegnata nella causa per la reintegrazione nel Regio Demanio, ma senza risultati. Nonostante una certa ripresa economica, “il brigantaggio, insieme alle incursioni di pirati barbareschi, continuò ad imperversare specialmente nelle campagne e in montagna” (F. Carabba, p. 319).
Personalmente, non escludo che tra le vittime del brigantaggio ci sia stato anche il nostro Baldassarre Romagnoli, prematuramente scomparso il 26 agosto 1784. Questo fu infatti un anno in cui la presenza dei briganti era particolarmente forte sul territorio e in generale su tutto il Regno di Napoli. Ad esempio, a San Vito proprio in quell’anno furono realizzate delle baracche e organizzate delle ronde per “dar riparo a qualunque inconveniente” (F. Carabba, p. 320).
Un’altra ipotesi sulla morte di Baldassarre, potrebbe essere legata all’ondata di calore che si abbatté proprio in quell’anno, come testimoniato dal racconto fatto da F. Carabba circa la morte dell’Arcivescovo Gervasoni avvenuta il 7 agosto 1784, proprio a causa dell’eccesso di calore. In particolare, leggiamo da un testo tratto dal Bocache: “… in una stagione calorosa come fu quella del mese di luglio 1784 … Al nostro Presule, per sua natural costituzione caloroso, riconcentrandosi il sudore, gli produsse una forte ritenzione di urina, che alli sette di agosto morì. … La salma fu tumulata in Cattedrale” (F. Carabba, p. 340).
È possibile comunque che siano vere entrambe le ipotesi: forse Baldassarre fu vittima del brigantaggio e, allo stesso tempo, l'eccesso di calore potrebbe aver esacerbato e aggravato una situazione già difficile da gestire, portando alla sua tragica fine. Naturalmente sono solo ipotesi, ma di sicuro nel 1784 imperversavano i briganti per le campagne del lancianese ed è altrettanto sicuro che quella fu un’estate particolarmente calda.
Tra gli avvenimenti successivi alla morte di Baldassarre, si segnala come nel “1799 si verificò un terremoto. Altro terremoto terribile si verificò il 26 luglio 1805” (F. Carabba, p. 389). Inoltre, “l’anno 1802 fu estremamente siccitoso e penurioso. (…) elevata mortalità e molte malattie protrattesi, come racconta Bocache, per lungo tempo” (F. Carabba, p. 390).
Infine, si sottolinea come alla fine del ‘700 il nome “Villa Romagnuolo” entra a far parte del linguaggio comune: nel 1790 l’Antinori parla infatti di “Villa detta oggi Romagnuolo” (p. 490). Del resto, si ricorda che già nel 1703 l’Abate Pacichelli cita tra i possedimenti di Lanciano anche “Bonagnoli”.
1807-1816 (periodo napoleonico)
Territorio abitato - Villa Mozzagrogna/Villa Romagnoli
In realtà, i francesi di Napoleone arrivarono a Lanciano già nel 1799 e, fino al 1806, si avvicendarono più volte al potere con i rivali Borboni. Queste continue alternanze portarono nella città di Lanciano ad una sanguinosissima guerra civile tra i sostenitori della repubblica francese e quelli della monarchia borbonica. Emblematico è il caso di Francesco Carabba e di sua moglie Scolastica La Morgia (F. Carabba p. 354 e p. 368), la cui storia è in parte raccontata su Wikipedia (Storia di Lanciano).
Forse l’eco di quegli scontri arrivò anche a “Villa Romagnuolo”. Del resto, la seconda moglie di Domenico Romagnoli, Clementina Romagnoli, era una “Franzese”. Un termine che tuttora viene utilizzato per designare alcune famiglie Romagnoli del posto e che si trova presente anche su alcuni certificati anagrafici del Comune, come ho avuto modo di constatare direttamente (Clementina Romagnoli (francese)).
Di particolare importanza per il territorio fu l’anno 1807, in cui, con l’insediamento stabile dei francesi, Napoleone, per contenere i costi del nuovo stato repubblicano, raccolse in un unico Comune Villa Mozzagrogna, Villa Pietra Costantina e Santa Maria Imbaro (alcune fonti parlano anche di Treglio) e lo chiamò “la Comune delle Ville di Lanciano”.
1816-1860 (periodo borbonico II)
Territorio abitato - Villa Romagnoli
Dopo solo 9 anni, nel 1816, con la caduta di Napoleone e il ritorno al Regno Borbonico, Santa Maria Imbaro volle uscire dalla “Comune delle Ville” e con la legge n. 360 del 1° maggio 1816 si decretò la creazione del Comune di S. Maria Imbaro e del Comune di Mozzagrogna che conglobava anche Pietra Costantina.
È verosimile che proprio in questo periodo sia avvenuto il passaggio formale dei nomi. In particolare, la denominazione Villa Pietra Costantina/Villa degli Schiavoni venne sostituita da Mozzagrogna, mentre la parte più popolata dell'allora Villa Mozzagrogna divenne Villa Romagnoli, una frazione del nuovo comune che comunque mantenne la sua vecchia denominazione.
Per quanto riguarda i principali eventi, si ricorda (F. Carabba, p. 433 e p. 437) l’importante carestia del 1816 che si protrasse fino al 1818, un anno, lo ricordo, particolarmente funesto per la nostra famiglia, poiché segnò la scomparsa di ben quatto figli di Silvestro e di sua moglie Fiorenza di Tullio. Un’altra carestia ci fu nel 1829 (F. Carabba, p. 433), mentre nel 1837 ci fu il colera, dal quale tuttavia la “città di Lanciano fu risparmiata. Paglieta invece fu decimata” (F. Carabba, p. 435).
Tra gli eventi del periodo non si possono poi non citare i moti patriottici del ’48 che a Lanciano “facevano capo soprattutto a Carlo Madonna (…) negli ultimi mesi del ’48 e nei primi mesi del ’49 si verificarono numerosi episodi rivoluzionari” (F. Carabba, p. 430).
Queste informazioni permettono di formulare una possibile ipotesi sulla morte prematura del nostro Nicola Romagnoli, riconducendo la sua scomparsa proprio a detti moti rivoluzionari.
Nicola, infatti, è stranamente deceduto (il 18 febbraio del 1849) a Lanciano, e non a Mozzagrogna, proprio in quel breve periodo (fine ’48, inizi ’49). Tuttavia, ciò che mi ha maggiormente indotto ad associare la sua morte ai moti rivoluzionari del 1848 è il fatto che suo nonno Baldassarre avesse un terreno in enfiteusi proprio con la famiglia Madonna e, sappiamo, che i contratti di enfiteusi si estendevano fino alla terza generazione mascolina. Non escludo quindi che Calo Madonna, capo dei rivoluzionari, e il nostro Nicolino si conoscessero. Naturalmente, queste sono solo ipotesi, anche se le coincidenze non mancano. Per la cronaca, Carlo Madonna, poeta e patriota, fu arrestato diverse volte, ma “per la mancanza di prove certe”, ebbe sempre condanne minime. Nonostante frequentasse le famiglie più agiate e nobili della città, morì “povero ed abbandonato il 5 sett. 1890” (F. Carabba, p. 431 e 458).
1861 (Primo periodo unitario)
Territorio abitato - Villa Romagnoli
Il 17 marzo 1861 si proclamava ufficialmente la nascita del Regno d'Italia, con Vittorio Emanuele II che assunse il titolo di Re d'Italia.
Il primo sindaco di Mozzagrogna relativo a questo nuovo periodo storico fu Domenico Romagnoli, uno dei discendenti di quella numerosissima famiglia di 6 fratelli maschi e 60-80 nipoti. Il nonno di Domenico era infatti uno di quei nipoti di nome, guarda caso, anch’egli Domenico ed era l’unico “studente” di quella numerosissima famiglia registrata nel catasto onciari del 1743. Di detta specifica famiglia si è comunque parlato in precedenza, mettendo in evidenza le parentele con alcune importanti famiglie dell’epoca.
Ricordi
Nella lettura di questi documenti ho scoperto che molte espressioni dialettali nascondono frammenti importanti di storia che si protraggono fino ai giorni nostri. Chiari riferimenti storici hanno infatti i nomi di paesi, quali “santa marmare, fossaceche o li schavune”, ma anche termini come “da cape”, “da pide” o “lu strumende” che si trovano negli antichi Atti notarili e che mi ricordano mio padre.
Alcuni riferimenti
Oltre ai riferimenti già forniti, riporto qui alcune mappe di geo-storia dell’area interessata, estrapolate dal lavoro di Antonio Sciarretta, nonché le schede sintetiche di Villa Romagnoli, Mozzagrogna, Santa Maria Imbaro e Sette, elaborate da Sciarretta stesso.
Analogamente, allego qui gli appunti presi durante la lettura (dal capitolo VII al XV) del volume di Ferdinando Carabba “Lanciano - Un profilo storico - Dalle origini al 1860”, appunti incentrati soprattutto sulla storia di Villa Romagnoli e di alcuni signori dell’epoca proprietari di terreni siti proprio a Villa Romagnoli. Non mancano tuttavia riferimenti anche alla storia di Lanciano.
I due lavori sopracitati, insieme all'opera di A. L. Antinori, hanno del resto costituito le principali fonti di questa ricostruzione storica che si è voluto, non senza imprecisioni, intraprendere.
Dal 1595, anno (stimato) della nascita di Matteo, al 1951, anno della scomparsa di Domenico Romagnoli, sono trascorsi circa 350 anni.
Tuttavia, prima di ripercorrere i principali eventi di famiglia caratterizzanti questo lungo periodo, si ripropongono qui di seguito alcuni elementi emersi nel precedente capitolo sulla storia di Villa Romagnoli, una storia che inevitabilmente ha coinvolto Mozzagrogna, Santa Maria Imbaro e Lanciano.
I ritrovamenti di un’urna romana, forse appartenuta ad un illustre personaggio dell’epoca costretto all’esilio da Cesare. Le numerose carestie, la peste nera del 1348 e quella post manzoniana del 1656, il terremoto di magnitudo 7.1 del 1456 o quello del 1627 da cui ne è scaturito uno tsunami sulla foce del fiume Sangro. Paesi che, a causa di questi eventi, sono rimasti disabitati o ridotti a macerie e rovine, per poi essere ripopolati molti anni o secoli dopo da comunità venute da lontano, come quelle slave o romagnole.
Non nascondo inoltre di aver provato un certo stupore quando ho saputo che Mozzagrogna era il nome della odierna Villa Romagnoli. Certo, l’antica “Villa Mozzagrogna” includeva anche buona parte dell’odierna Mozzagrogna, ma sembra che il “centro” fosse localizzato proprio nell’attuale Villa Romagnoli. Colpisce anche la storia della famiglia “Mozzagrugno”, una storia di antichi possidenti terrieri di Lanciano, di origini forse legate ad un “Capitano della Colonia Schiavona (…) celebre per le riportate vittorie”.
Con la stessa meraviglia di sopra, ho appreso dall’Antinori che il “Vescovo di Chieti diede facoltà agli Uomini del Casale di S. Vittoria nel 1316, di poter edificare la Chiesa, o Cappella ad onor di S. Andrea” e che, sempre secondo l’Antinori, forse “Sorgeva in questa Villa nel 1548 la Chiesa di S. M. delle Grazie”, anche se la presenza di quest’ultima chiesa la ritengo poco probabile. Di sicuro c’è l’Atto notarile di Tarquinio Muzzini del 1782 nel quale Silvestro Romagnoli di Stefano estinse un prestito nei confronti della “Cappella di S. Vittoria e San Gennaro”, gli attuali Santi patroni di Villa Romagnoli.
Per quanto riguarda gli aspetti legati alla nostra famiglia, potremmo pensare di dividere in due questo lungo periodo analizzato, quello dei “Salvestre” che va dal mio bisnonno Domenico a suo bisnonno Silvestro (naturalmente questo periodo può essere esteso fino ai giorni nostri, includendo anche mio nonno e mio fratello), e quello che va da Baldassare fino a Matteo. Tuttavia, non si esclude che, continuando ad andare a ritroso con gli anni, escano ulteriori antenati di nome Silvestro (basti pensare che il nostro Leonardo aveva un fratello maggiore e uno zio di nome proprio Silvestro). Preferirei quindi accantonare per il momento questa possibile suddivisione.
Merita comunque un approfondimento il nome Silvestro. Ad oggi sappiamo che il primo della discendenza diretta a chiamarsi con questo nome fu il figlio di Baldassarre, nato nel 1774 e morto 1834.
In quel periodo egli non era l’unico Silvestro Romagnoli presente nel paese. Infatti c’era anche Silvestro di Stefano (di cui si è parlato poc’anzi, nipote del più volte citato Silvestro fratello di Leonardo), nato nel 1733 e morto nel 1816. Va detto che si cercò di rinnovare quest’ultimo, ma senza successo a causa dell’elevata mortalità infantile di quegli anni. Tra il 1774 e il 1816 nel paese c’erano quindi due Silvestro Romagnoli. Non escludo che anche in precedenza si sia verificata questa concomitanza di nomi, penso al famoso Silvestro e a suo zio Silvestro di Giovanni Battista, quest’ultimo citato nel famoso Atto del 1719.
Il nome era inoltre familiare anche alla moglie di Baldassarre, Pasqua De Marco. Quest’ultima infatti aveva uno zio paterno di nome Silvestro che abitava proprio accanto alla sua casa di famiglia a Villa Stanazzo. Sembra inoltre che questo Silvestro fosse una persona particolarmente rispettata. Il fatto che abitasse vicino a lei è chiaramente indicato nel Catasto Onciario del 1743, mentre la sua onorabilità emerge da diversi Atti notarili che ho avuto modo di consultare, nei quali compare frequentemente come testimone o mediatore nelle controversie. Probabilmente la scelta di Baldassarre e di sua moglie Pasqua De Marco di chiamare il proprio figlio Silvestro, anziché rinnovare il nome Giovanni (padre di Baldassarre), è stata influenzata dalla presenza di questo nome sia nel ramo paterno che in quello materno.
Ricordo infine la presenza della Chiesa di San Silvestro, fondata nell’XI secolo e situata nelle adiacenze del cimitero di Villa Scorciosa, frazione di Fossacesia.
Dopo questa doverosa premessa sul nome Silvestro, che tanto ha caratterizzato e continua a caratterizzare la nostra famiglia, proverò ora a ripercorrere quanto emerso nei precedenti capitoli.
Riguardo agli eventi che hanno caratterizzato i singoli antenati, purtroppo, per uno strano meccanismo mentale, sembra si ricordino più gli avvenimenti negativi che quelli positivi, almeno da parte mia. Inizierò quindi con gli aspetti negativi.
Tra questi, non si può non citare l’anno 1818. Esso fu infatti particolarmente funesto, con Silvestro di Baldassarre e Fiorenza Di Tullio che in quell’anno assistettero alla scomparsa di ben quattro figli: Eleonora (8 anni), il primogenito maschio Giovanni (12 anni), Giuseppe Nicola (3 anni) e Pasqua (4 mesi).
Per una strana coincidenza di date, esattamente 100 anni dopo, nel 1918, Sabia Romagnoli, figlia di Silvestro fu Nicola e sorella di Domenico, insieme al marito Camillo Ferrante, ha assistito anche lei alla perdita di ben 3 figli: Antonia, Clementina e il primogenito maschio Tommaso, rispettivamente di 22, 16 e 18 anni. Sulla loro morte, ricordo di aver sentito parlare di un incendio o incidente avvenuto in quegli anni presso uno stabilimento per la lavorazione della frutta (forse per la maturazione dei cachi) che i Ferrante avevano nei pressi della contrada Santa Liberata di Lanciano. Altra ipotesi potrebbe essere quella legata alla “Spagnola” che quegli anni imperversava in Italia.
Colpisce anche la breve vita dei capifamiglia Leonardo, di suo nipote Baldassarre, nonché del nipote di quest’ultimo, Nicola. Tutti e tre, infatti, hanno vissuto circa 40 anni e, sulle loro sorti, grazie all’analisi storica sopra richiamata, si è potuto solo formulare delle ipotesi.
Leonardo forse è deceduto per via del terremoto del 1706, anche se non sembra un’ipotesi del tutto probabile. Più verosimili sembrano le ipotesi formulate per Baldassarre e Nicola: il primo a causa dei briganti in una calda e afosa giornata di agosto del 1778; il secondo, durante i moti rivoluzionari del 1848-49 in cui si trovò coinvolto, probabilmente senza volerlo, a causa di una sua possibile conoscenza con l’allora capo dei rivoluzionari, Carlo Madonna.
Le loro premature scomparse hanno inevitabilmente influito sulle vite dei famigliari: mogli rimaste vedove a circa 40 anni con figli nemmeno adolescenti e genitori anch’essi in difficoltà, come testimoniato dall’Atto notarile con il quale Maria Orfeo, madre di Baldassarre e già vedova di suo marito Giovanni, è stata costretta a vendere alcuni beni, in quanto “Manca alla povera supplicante la maniera di sostenersi nella sua infermità e vecchiaia. Quindi ha bisogno di vendere tali beni”.
Tra le morti premature, oltre ai tre capifamiglia sopra richiamati, si ricordano quelle del primogenito Giovanni (1806-1818), figlio di Silvestro fu Baldassarre, scomparso a soli 12 anni; di Anna Saveria (1777-1812), figlia di Baldassarre, deceduta a 35 anni e soprattutto di Eufemia (1799-1829), figlia di Silvestro fu Baldassarre e sorella del nostro diretto antenato Nicola, morta a 29 anni.
Anna Saveria era la zia sia di Giovanni che di Eufemia, e con quest’ultima ha condiviso una sorte decisamente avversa. Ha infatti perso il padre all’età di 7 anni; a 33 anni ha avuto una figlia, che purtroppo non ha superato il primo anno di vita; poco dopo è morta all'età di 35 anni.
Simile, ma purtroppo ancora più tragica, è stata la sorte della nipote che provo qui a ripercorrere. Nel 1818, Eufemia ha vissuto la straziante perdita dei suoi 4 fratelli. All'epoca diciottenne, sembra fosse particolarmente legata al piccolo Giuseppe Nicola, di soli 3 anni. Infatti, dopo aver subito la perdita di un altro fratello, ha voluto chiamare il suo primogenito proprio Giuseppe Nicola ma, dopo circa un anno di vita, quest’ultimo è muore. Decide allora di chiamare anche il secondo figlio con il nome del fratello e le cose sembrano andare bene. Infatti, dopo due anni rimane di nuovo incinta e sceglie come nome Silvestro, il padre. Tuttavia, dopo ulteriori due anni, Eufemia assiste prima alla morte dell’ultimo figlio Silvestro e dopo 13 giorni anche alla scomparsa di Giuseppe Nicola di soli 4 anni. Infine, dopo poco più di un mese muore lei stessa all’età di 29 anni, lasciando dietro di sé una storia tristemente segnata da scomparse premature. Suo fratello Nicola ha chiamato la prima figlia Eufemia (sposata a Santa Maria Imbaro) e anche suo marito Michelangelo Romagnoli ha scelto il nome Eufemia per chiamare una figlia avuta dal suo terzo matrimonio.
Naturalmente, la sorte non è stata avversa per tutti, del resto, non saremo qui.
Ad esempio il nostro Silvestro di Nicola ha vissuto 83 anni, ha avuto 4 figli, ognuno dei quali ha poi formato la sua famiglia, tra questi anche quella del nostro Domenico. Dagli atti notarili disponibili emerge anche un discreto successo lavorativo, confermato dal fatto che la sua professione sia passata da quella di semplice “contadino”, come per suo padre Nicola e suo nonno Silvestro, a quella di “proprietario contadino”. Positive sembrano essere state le sorti anche di sua sorella Eufemia o di sua zia Camilla, e in generale dei suoi 4 figli, Maria, Sabia, Domenico e Rosalinda. Va ricordata tuttavia anche la scomparsa prematura della prima moglie di Silvestro, Sabia D’Angelo che, dopo aver dato alla luce la figlia Maria, è deceduta a soli 22 anni.
Riguardo al passaggio di Silvestro da “contadino” a “proprietario contadino”, credo che in questo abbia inciso in modo significativo l’Atto di enfiteusi siglato dal suo trisnonno Giovanni. Questo contratto, della durata di “tre generazioni mascoline”, fu stipulato con il cugino Stefano di Silvestro Romagnoli e con Pasquale di Donato Romagnoli (probabilmente anch’egli cugino) e riguardava un terreno di ben 72 tomoli, pari a circa 24 ettari, di proprietà di Don Domenico Mancini di Lanciano. Questo terreno fu poi ereditato dalla figlia Giovanna, la quale sposò Don Domenico Madonna, un cognome quest’ultimo associato a Carlo - il capo a Lanciano dei rivoluzionari del ’48 - e forse anche alla prematura scomparsa del nostro Nicola.
Tra gli spetti che hanno catturato la mia attenzione ci sono senz’altro i nomi dei maschi di famiglia. Infatti, oltre a Domenico e Silvestro, sono emersi Nicola, Baldassarre, Giovanni, Leonardo, Stefano e Matteo, ma anche Gennaro e Giampietro (fratelli di Baldassarre) o Simone (fratello di Giovanni). Personalmente, alcuni di questi li sento particolarmente familiari e vicini.
Accanto a Silvestro, tra i nomi più utilizzati non poteva non esserci Maria. Maria era infatti la madre e la figlia di Baldassarre, ma anche la madre, la sorella e la figlia di Domenico, oltre a identificare due mie zie, nonché la mia stessa madre (“le tre Marie”, così venivano chiamate).
Sicuramente non è rimasta nell’ombra la numerosità della famiglia di Silvestro Romagnoli (fratello del nostro Leonardo e capostipite di Clementina Romagnoli e forse anche di Angela Donata Romagnoli), il quale, nato all’incirca nel 1651, ha avuto solo dai suoi 6 figli maschi ben 35 nipoti registrati durante il Catasto Onciario del 1743. Ipotizzando la stessa fortuna con le eventuali figlie femmine, si potrebbe ipotizzare un numero di nipoti compreso tra 60 e 80. Numeri decisamente impressionanti e che difficilmente si dimenticano.
Ed è proprio grazie al Silvestro poc’anzi citato che è stato possibile trovare gli antenati più remoti e tracciare le origini di famiglia, andando persino oltre il cognome Romagnoli.
Il 25 marzo 1719 rappresenta infatti una data cardine per la nostra storia familiare e andrebbe celebrata, magari semplicemente con un pranzo o una cena in famiglia. È infatti il giorno in cui Silvestro, settantenne, va dal Notaio De Luca di Lanciano e fa trascrivere nero su bianco le sue origini e le sue parentele nel territorio.
Dopo 306 anni e un giorno, il 26 marzo 2025, questa dichiarazione torna alla luce, nonostante il registro che la custodiva avesse smarrito l'indice e risultasse di fatto illeggibile. Un ritrovamento che, a mio avviso, trascende la casualità e assume i contorni del provvidenziale, anche in considerazione dell’episodio degli occhiali che ne ha preceduto la scoperta; quasi che la ricerca di nuovi lenti per il presente abbia restituito nitidezza al nostro passato.
Infatti, pur nella concisione di una pagina e mezza, il documento si rivela un tesoro informativo che dischiude radici secolari. Emergono i nomi degli ascendenti diretti di Giovanni: suo padre Stefano e suo nonno Matteo. Si descrive una complessa rete parentale che, partendo da quelli acquisiti “Martello” e “Casalanguida”, si giunge a quelli di sangue “Andreone d’ancona o Andrioli” e soprattutto i “d’ancona” o “Santa Venere”. Questi ultimi rappresentano i nostri pre-cognomi o soprannomi, prima di assumere il cognome “Romagnolo” e poi Romagnoli.
Dal documento emerge inoltre la mappa migratoria di famiglia. Si scopre infatti che i nostri antenati erano originari di Ancona e raggiunsero l'Abruzzo nella seconda metà del ‘500, stabilendosi a Lanciano nell’antica contrada Santa Venere, forse da loro fondata, prima di trasferirsi a Santa Vittoria di Mozzagrogna.
A queste informazioni, si aggiungono i preziosi ritrovamenti fatti proprio in contrada Santa Venere e i possibili risvolti e sviluppi della vicenda.
Si ribadisce infine la parzialità e il carattere in divenire di questa ricostruzione, nonché la sicura (e spero non troppo numerosa) presenza di inesattezze, errori e incoerenze.
I prossimi approfondimenti riguarderanno le famiglie di Leonardo, di suo padre Stefano e di suo nonno Matteo, ma anche la presenza dei Romagnoli negli atti notarili più antichi, senza escludere la possibilità di effettuare ricerche anche fuori Lanciano, magari ad Ancona.
Non si hanno infatti ancora certezze sull’origine del cognome Romagnoli, sebbene si ipotizzi una connessione con le aree di provenienza dei nostri antenati diretti prima ad Ancona e poi in Abruzzo. In questa prospettiva, sono state considerate come maggiormente probabili le città di Fermignano e Pesaro che, sia pur per un breve periodo (tra XV e XVI secolo), erano incluse nel Ducato di Romagna di Cesare Borgia. Entrambe le città mostrano inoltre tracce di un culto di Santa Venera (o figure affini) già prima del ‘600.
Tra gli aspetti da chiarire, ci sono poi quelle parti dubbie evidenziate in giallo (visibili solo dopo il download del file word). Penso a Sabia Romagnoli, sorella di Nicola, sposata, si ipotizza, con un certo Gennaro Suriano di Atessa; oppure al legame di parentela con la famiglia dei “Pitrinill”, in particolare per quanto riguarda sia il padre che la madre di Angela Donata, i quali potrebbero provenire, secondo le ultime ipotesi, entrambi da Simone, fratello maggiore del nostro Giovanni.
Si ricorda che l’intero documento con tutti i suoi allegati, foto comprese, è disponibile al link: https://federicoooo.github.io/antenati.
1 L’attuale Villa Romagnoli si chiamava infatti Villa Mozzagrogna, mentre, come accennato sopra, l’attuale Mozzagrogna, almeno la parte più a sud, era denominata Villa Pietra Costantina o Villa Schiavoni.
2 Sembrerebbe sia il fratello di Andrea, ma potrebbe essere anche il cugino o addirittura il figlio.
3 Parliamo dell’inviso Ferdinando Francesco d'Avalos di Vasto, il quale nel 1646 comprò la citta di Lanciano per 56.400 ducati e, nonostante le numerose ribellioni, i suoi eredi rimasero al potere della cittadina frentana fino al 1778.